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C’è del metodo in questa follia? La considerazione amletica ben s’attaglia a un personaggio principe dello spettacolo calcistico italiano. Parliamo di Aurelio De Laurentiis, delle sue dichiarazioni contro tutto e tutti, dei suoi diktat, delle sue punizioni esemplari. Per carità, avrà pure il diritto, come si dice con espressione non proprio elegante, “di fare il padrone in casa sua” (leggi: Società Sportiva Calcio Napoli), ma non bisogna dimenticare che gli atti determinano conseguenze e stabiliscono responsabilità. Per non parlare del tratto o dello stile con cui vengono perpetrati.

ADL non è nuovo a frizzi, lazzi, improperi, colpi di testa, gesti d’apprezzamento. Più cazzotti che carezze, intendiamoci. Una domenica sì, l’altra no se la piglia con qualcuno: il sindaco De Magistris, la F.I.G.C., l’ECA (l’ Associazione dei Club calcistici europei), gli ex allenatori e soprattutto gli arbitri. Basta una decisione dubbia contro la propria squadra e giù fendenti, sospetti, anatemi. Ma ora, oltre ai soliti nemici di routine se ne sono aggiunti altri: i propri giocatori. Dopo aver identificato nel sistema calcistico arbitrale la causa della stagione per adesso non brillantissima del Napoli, il Presidente ha cambiato bersaglio.

Sarebbe lo scarso impegno, la pigrizia, l’immaturità dei giocatori la ragione principale d’una classifica deludente e di prestazioni a corrente alternata. Perciò, nonostante il parere contrario dell’ allenatore, ha deciso il pugno duro: ritiro obbligato per tutti. Nel clima già teso da settimane, i calciatori si sono rifiutati di obbedire e così sono fioccate multe di centinaia di migliaia di Euro (fino al 50% dello stipendio), nei confronti di coloro che ormai vengono chiamati “gli ammutinati”. Essendo, i calciatori, non così vessati dal loro comandante come i più noti ammutinati del “Bounty”, anzi lautamente pagati, la decisione di ADL ha suscitato più d’un apprezzamento: Guadagnano un sacco di soldi! Ben gli sta!” Ora, a parte il fatto, che leggi e regolamenti dovrebbero valere per tutti e non a seconda del censo, la domanda è: “Valeva la pena fare un gesto così imperioso, nonostante il parere contrario di Ancelotti e del direttore sportivo Giuntoli? E’ questo un modo di tenere unita una barca (già:il Bounty) che non sembrava veleggiare all’unisono?”

Insomma, la società e i calciatori adesso “andranno per avvocati” e  il Masaniello, capo della rivolta, parrebbe essere Insigne. Come andò a finire, nella Napoli del ‘600,  si seppe, ma la ribellione indebolì, comunque, il secolare dominio spagnolo sulla città e aprì la strada alla filo francese Real  Repubblica Napoletana. Insomma ci rimisero i ribelli, però anche il viceré spagnolo.

Il fatto è che l’attuale reincarnazione del viceré di Napoli non sa porre freno alla propria indole impulsiva ed esuberante. Soprattutto quando le cose non vanno al meglio, ha bisogno di trovare sempre un colpevole, a costo di farsi del male. Ha bisogno di cedere al suo carattere. Come lo scorpione nella favola che lo vede protagonista.

Un giorno, per attraversare un fiume, uno scorpione chiese alla rana di trasportarlo in groppa fino alla riva opposta. A metà del guado, lo scorpione punse la rana: Ora affogherò e moriremo entrambi! Perché l’hai fatto? disse la rana. “Perché sono fatto così” rispose lo scorpione.