15
"Il calcio mi ha salvato la vita". Daniele Verde parla a cuore aperto a Calciomercato.com, ricordando un'infanzia complicata per le vie di Fuorigrotta, Napoli: "E' una delle zone più difficili della città, ho molti amici che hanno preso brutte strade". Lui ha imboccato quella giusta, fatta di sacrifici e sorrisi. Una porta verso il futuro e l'altra da centrare quando ha il pallone tra i piedi. Il 2020 è iniziato col botto: gol e assist contro il Panetolikos, 2 reti e 3 passaggi decisivi in 16 partite stagionali con l'Aek Atene. Presto potrebbe cambiare squadra (QUI i dettagli), intanto Verde si racconta tra ricordi del passato e sogno futuri.

Calcio ma non solo, il nuovo anno ti ha portato anche una figlia.
"Non potevo iniziare meglio il 2020. La piccola Diletta mi ha cambiato la vita, da quel giorno vedo tutto con occhi diversi. Insieme alla mia compagna Ilaria la cercavamo da tanto ma non arrivava, per questo abbiamo deciso di chiamarla così: è una pre-Diletta".

Come si vive in Grecia?
"Bene, sembra il sud Italia. E' una città metropolitana un po' caotica ma piena di turisti".

Come va con la lingua?
"Lasciamo stare, il greco è impossibile. Ho imparato a dire 'buongiorno' e 'buonasera', stop. Ho il traduttore che parla spagnolo, per qualsiasi cosa passo da lui".


Il cibo com'è?
"Io parto dal presupposto che fuori dall'Italia nessuno sa fare bene la pasta. Sui secondi piatti se la cavano: qui la specialità è il kebab, ma a me non piace".

Che atmosfera si respira in campo quando ci sono big match contro Olympiacos o Panathinaikos?
"Da brividi. Qui il calcio lo sentono molto, come mai al mondo. Mi dispiace il fatto che lo sentano anche esageratamente con scontri e disordini negli stadi, ma qui anche l'ultima in classifica è sempre seguita da tanti tifosi che cantano e sostengono la squadra. Lo stadio è la loro casa, vederli dal campo è un'emozione incredibile. Come un Roma-Lazio".

A proposito di derby, quando li giochi sei sempre decisivo.
"E' vero. Il primo gol in Serie A l'ho segnato col Verona contro il Chievo, con la maglia dell'Avellino ho segnato sia contro il Benevento che con la Salernitana. E anche nella Primavera dell Roma ho fatto gol alla Lazio nella finale di Coppa Italia all'Olimpico".

E' vero che è stato Montella a spostarti da terzino a esterno d'attacco?
"Prima di arrivare alla Roma ero attaccante centrale. Nel provino con i giallorossi giocai i primi 45' da terzino: mi piaceva divertirmi, fare tunnel e dribbling.  Così Montella mi spostò avanti perché capì che lì dietro non potevo rischiare con tutte quelle fine. E così diventai esterno d'attacco, il ruolo dove gioco ancora oggi".


Te lo ricordi l'arrivo alla Roma?
"Era dura andare via da caa. Nella mia zona vivevamo solo di calcio, e prima di arrivare a Roma non ero mai uscito da Napoli. Era difficile rapportarmi con altri ragazzi, speravo di incontrare qualcuno che avesse avuto la mia stessa storia. Quando sono arrivato in convitto ho stretto subito amicizia con Piscitella, campano come me e da anni lontano da casa. E' stato lui ad aiutarmi a inserirmi".

Fu Bruno Conti a sceglierti.
"Venne diverse volte a vedermi a Fuorigrotta, ma io in realtà dovevo fare un provino con la Juve. Era un venerdì d'inverno, nevicava. Cancellarono tutti i voli tra i quali anche il mio diretto a Torino, così chiamò Bruno Conti e dissero che dovevo andare a Roma".

Il 17 gennaio 2015 il debutto in Serie A con Rudi Garcia in panchina. Che emozione è stata?
"Sarò sempre riconoscente al mister per la grande fiducia che mi ha dato. Io e Maicon ci stavamo riscaldando a bordo campo, l'allenatore indicò verso di noi con il dito come a dire 'Vieni'. Io pensavo ce l'avesse con Maicon, invece chiamava me. Mi tremavano le gambe. Entrai al posto di Iturbe: volevo dimostrare chissà che ma in realtà non sapevo cosa fare. Garcia il giorno dopo mi disse che in campo dovevo solo pensarmi a divertire, altrimenti non mi avrebbe più fatto giocare. Ed è un consiglio che mi porto ancora dentro".

Nella tua carriera c'è stata anche un'esperienza in Spagna, nel Valladolid di Ronaldo.
"Quando me lo sono trovato davanti non ho capito più nulla. Quando da piccolo giocavo con i bambini per strada facevo finta di essere lui, e all'improvviso mi ci sono ritrovato a parlare. In italiano, perché ancora non sapevo bene lo spagnolo. E' una persona umile e alla mano, un presidente presente: circa 3 volte a settimana ci portava tutti a cena fuori. Potrei scrivere un libro su quell'esperienza, in Spagna mi sento a casa perché hanno la mentalità molto simile al sud Italia. Lì mi sento a casa".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Avevo pensato di non metterla, di tenerla chiusa nei miei ricordi più Belli, solo perché sono un uomo molto riservato e non mi piace far vedere certe cose.. Ma questa foto la metto solo ed esclusivamente per i Bambini che stanno cercando di realizzare quel sogno che va oltre le aspettative (Soprattutto quei bambini che provengono da dove sono nato io, in quel bellissimo e immenso quartiere che ti offre solo CALCIO..!) Sembra una semplice foto ma non lo è.. Quel personaggio visto solo da uno schermo, che sia una tv o una PlayStation, quel personaggio che inventavamo il nome di quando giocavamo per strada, quel personaggio che ci ha fatto emozionare soltanto con una giocata che per noi era MAGIA..! Beh io che ora sono in un club di prestigio e di alto livello, posso dire che mi sono EMOZIONATO, si perché l’amore per questo sport va OLTRE tutto! SOLTANTO GRAZIE #SimplementeMuchasGracias @ronaldo @realvalladolid #Familia

Un post condiviso da ∂αиι7νєя∂є (@daniele7verde) in data:

Una volta l'hai fatto anche alzare in piedi a batterti le mani dopo un gol da 30 metri.
"Era il primo gol in Liga: su punizione al 91' contro l'Espanyol. Che emozione! Quando ho aperto il telefono avevo mille video con Ronaldo che si alzava in piedi per applaudirmi".

Chi era il tuo idolo da piccolo?
"Ronaldinho. Per l'allegria con la quale giocava a calcio. Oggi, per lo stesso motivo, scelgo Neymar. Poi c'è Messi, ma per me non è paragonabile agli altri. Lo considero un secondo Maradona".

Hobby fuori dal campo?
"Calcio, calcio, solo calcio. In campo, in tv, alla Play... In tutte le squadre dove sono stato non mi ha mai battuto nessuno a Fifa. Anche quando ero nelle Nazionali Under".

Ti piacerebbe un giorno di giocare con il Napoli?
"Il grande sogno è quello. Non so quando, ma prima o poi spero di tornare a casa. Mi piacerebbe giocare per quei bambini che vengono allo stadio e tifano per me, mi ricorda quando ero piccolo io e con i miei amici seguivamo le partite".

@francGuerrieri