La crisi dell’Inter, dopo i pareggi con Spal e Crotone, appare sempre più profonda, misteriosa e irrisolvibile. È come se la squadra nerazzurra fosse imprigionata in un film di Buñuel: gli esterni non riescono mai a saltare l’uomo, i cross non arrivano mai al momento opportuno, la manovra è bloccata, inspiegabilmente bloccata, mentre Vecino sbaglia un appoggio di cinque metri e Valero sembra rallentare, quasi invecchiare, man mano che i minuti passano, pesanti e inesorabili. La situazione, insomma, è decisamente surreale. Fortunatamente, poi, entra uno che ha la testa libera, un brasiliano che non gioca dallo scorso aprile, ma che proviene pur sempre dal Barcellona. Si vede subito che il ragazzo ha calcio. Ha voglia, tecnica e guizzi nello stretto, senza tralasciare la fase difensiva (tre palle recuperate in neanche mezzora di gioco). Rafinha c'è, è l'appiglio. Contro il Crotone il nuovo acquisto dell'Inter ha dimostrato di essere pronto. Non avrà ancora i 90 minuti nelle gambe, il cambio passo tra le linee, ciononostante è sembrato molto più in forma lui di tanti altri suoi compagni. È entrato con la volontà e la personalità dell’accentratore. È entrato da trequartista. La novità: Spalletti al suo ingresso ha varato il 4-3-1-2. Soluzione contingente, dunque provvisoria? Soluzione volta a scardinare la pressione del 4-3-3 di Zenga, o nuova idea, prospettiva tattica? Cerchiamo una risposta.  

4-2-3-1/4-3-3, I DUE TREQUARTISTI - Partiamo dall'Inter prerafinhana, quella del primo tempo contro gli Squali. Ci vengono in aiuto le dichiarazioni di Spalletti a Sky, nel post-partita: "Prima del gol subito ci eravamo messi con le due mezzali anziché coi due mediani bassi. Quando giochi con un play solo, le due mezzali le puoi usare come due trequartisti, non uno soltanto, per cui tu porti sempre un giocatore a chiudere l'azione vicino all'attaccante; quando c'è l'azione da destra, il centrocampista di sinistra, e viceversa. Sono tutte piccole prove che abbiamo fatto...". Sotto trovate un esempio: la mezzala che andrà a chiudere in area sarà Vecino, l'interno di centrocampo opposto allo sviluppo dell’azione. Brozovic, in un sistema del genere, non va più inteso come l'unico trequartista. 


Per quali ragioni Spalletti ha provato e riprovato questa soluzione (e non solo sabato scorso)? Per migliorare la costruzione bassa e rinforzare il centrocampo. Ma i risultati non si sono visti. Di fatto, Brozovic si allontana troppo dalla punta e non offre al contempo sollievo a Valero nei compiti di regia, vuoi per mancanza di continuità, vuoi per mancanza di intrapresa.  

SOLUZIONE ROMBO, FUORI CANDREVA - Dopo il pareggio di Barberis, al 64' Spalletti ha cambiato le carte. Intuizione: a uscire per primo dal campo non è Brozovic, bensì Candreva. Dentro Rafinha. Si ritenta con un inedito 4-3-1-2, accentrando in attacco Perisic al fianco di Eder, e chiedendo a Brozovic un'interpretazione differente del ruolo di mezzala: il suo raggio d’azione cambia, come vedremo a momenti.   



La mossa spiazza il Crotone, che arretra il baricentro dopo aver premuto forte fino al gol. C'è un motivo: Mandragora non può più andare in raddoppio in avanti, deve tenere d'occhio il brasiliano; Trotta, il centravanti, è invece fra tre fuochi (Valero, Skriniar, Miranda). Per l'Inter l’uomo in più a centrocampo significa un numero maggiore di linee di passaggio lungo l'asse centrale del campo. È stato proprio il non riuscire a sfondare o passare dal centro il principale motivo dell'isterilimento del gioco nerazzurro nell'ultimo periodo. La soluzione drastica: la superiorità numerica centrale. Ma i problemi in parte sono rimasti. Se la circolazione della palla rimane lenta e cerebrale (e qui bisognerebbe parlare dell'involuzione di Skriniar e Valero), il vantaggio potenziale si vanifica. Rafinha, a inizio azione marcato a uomo, dava sempre indicazioni con le braccia ai compagni affinché il pallone girasse più velocemente e dalla parte giusta. Lì si sarebbe smarcato, in un secondo momento.



Dicevamo di Brozovic. Con l'ingresso di Rafinha la sua interpretazione del ruolo di mezzala è cambiata. Da quel momento si abbassava o si alzava lungo la fascia. Eccolo mentre si apre ed arretra al posto di Dalbert, per impostare da posizione defilata. La giocata tra le linee che ne esce è preziosa. L'Inter guadagnava così in pulizia nel palleggio con lo scambio reciproco (e provvisorio) tra mezzala e terzino.



Con il 4-3-1-2 spariscono le ali. Le fasce restano libere, a disposizione, dunque pronte per essere attaccate a sorpresa. Per questo motivo aumentano le proiezioni offensive dei terzini. Eccone una di D'Ambrosio, che porterà al tiro di Perisic, alto, alle stelle. Notate nel frattempo Brozovic, ancora apertissimo dalla parte opposta. Paradossalmente l'Inter ha attaccato meglio sulle fasce senza esterni alti. Paradossalmente, il Crotone ha difeso peggio senza le ali di riferimento dell'Inter (Perisic e Candreva).



Lo stesso Dalbert, che peraltro non ha certo brillato, è stato più propositivo dopo il cambio di modulo. Che Perisic e Candreva siano un tappo nella loro condizione attuale, è più che una possibilità. Ma farli rifiatare e riflettere con un po' di panchina, no?



La squadra cominciava anche a girare meglio, leggermente più imprevedibile, quando sono arrivati i crampi di Dalbert... e il dietro-front di Spalletti. Prima l'ingresso di Cancelo al posto del terzino brasiliano, con cambio di fascia per D'Ambrosio, poi l'uscita di scena di Brozovic per Karamoh hanno ridisegnato un nuovo 4-2-3-1: al cuor non si comanda. Esperimento chiuso?

OBIEZIONE DI SPALLETTI: MAURO... – Il rombo a centrocampo "è una cosa che abbiamo preso in considerazione - ha continuato a spiegare Spalletti ai microfoni di Sky, interrogato da Ambrosini - però poi bisogna stare attenti a quella che è la componente, perché io penso che Mauro non sia un attaccante da doverti spartire l’area di rigore o da andare tante volte a ricevere palla in bandierina, con questi tagli in bandierina. Stasera c'era Eder, che ha più raggio d'azione: è abituato a giocare un po' sulla trequarti, un po' a buttarsi in fascia e via dicendo, e allora poi c'è da scegliere chi è il suo partner...". E il partner d'occasione è stato Perisic. Insomma, l'obiezione di Spalletti è questa: volete che Icardi faccia movimenti che lo allontanano dall'area così tanto? Sotto, il taglio 'in bandierina' di cui parla Spalletti, eseguito da Perisic. L'Inter non può non essere maurocentrica, in effetti.


A TRE CON LISANDRO LOPEZ E ALTRE OBIEZIONI – "Delle cartucce in più da sparare ce le abbiamo – concludeva Spalletti - nel senso che con questo difensore in più che abbiamo preso possiamo andare anche a provare a fare poi qualcosa di veramente diverso con una difesa a tre". Ma a tre come? E con quali interpreti in mediana? Per le stesse ragioni esposte sopra e relative a Icardi, è comunque più facile pensare a un 3-4-2-1 che a un 3-4-1-2. Non ci resta che attendere. Per il momento possiamo solo  accontentarci di un po' di saggezza/vaghezza à la manière de Spalletti: "Ora siamo in un momento di difficoltà in troppi elementi, che è quello che fa un po' la differenza. C'è da rimanere lucidi nonostante ci sia delusione e amarezza per come stanno andando le cose. È il crescere piano piano un'altra volta uniformemente che ti può dare la soluzione, non è solo un giocatore messo in un posto, anche se questo ce l’abbiamo e lo possiamo fare, perché Candreva può essere messo anche a fare il trequartista o essere una delle due sottopunte, dipende dal modulo che si va a scegliere. Però se si va a stravolgere tutto e se non ci si lavora poi trovare le distanze, la coesione, i reparti, il gioco di squadra non diventa facile, diventa ancora più difficile". Un ritorno all'ordine? 4-2-3-1 forever