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E venne il giorno della rivoluzione. Fuori in cinque su undici, tu chiamalo se vuoi nuovo Milan. O nuovo Inzaghi, altro che incidente di percorso con il Palermo. Squadra che perde, si cambia. Tanto. Soprattutto se troppi aspetti non hanno convinto. È vero che gli infortuni influiranno nelle scelte, ma il 50% dei giocatori di movimento sarà comunque diverso. Fuori Abate, Alex, Poli, Saponara e Torres. Dentro Mexes, Bonera, Bonaventura, Essien ed El Shaarawy. C'è lo zampino di Berlusconi? Il presidente è stato a Milanello ieri è vero, ma come in altri dieci venerdì su undici. Saluti e sorrisi, complimenti per il trofeo di famiglia, poche parole all'uscita: "Com'è andata? Bene, bene...", perché non è il caso di esprimere pubblicamente la delusione post Palermo. Meglio fidarsi di Pippo e del suo gruppo, magari contando anche su quei profili sempre esclusi. Pazzini e Van Ginkel: presto potrebbe arrivare il loro turno. E non solo perché proprio Berlusconi ha fatto i complimenti al Pazzo dopo il gol al San Lorenzo. Altre novità? De Sciglio a destra, tornato nel suo vero ruolo naturale, con Bonera a sinistra come contro la Lazio. Soluzione di ripiego, chiaro, che fa emergere infatti la mancanza di un giocatore importante a sinistra, ecco perché continuano i sondaggi per un rinforzo mancino. Vangioni piace molto, era un'idea anche a luglio quando poi però Inzaghi preferì Armero (già ai margini), forse rimpiangendo subito la valutazione, dopo non essere riuscito a prendere Criscito. Prima la rivoluzione, poi il mercato: sarà comunque nuovo Milan. 

Gianluca Di Marzio (giornalista Sky Sport)

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