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Due miliardi di euro. Una cifra pronta a generare una nuova spaccatura nella Lega Calcio, perché la Serie A è tornata ad aprire ai fondi di investimento e a stretto giro riceverà un’offerta dal fondo Carlyle. Una trattativa che. come riportato da Repubblica, si intreccia con il nuovo bando dei diritti tv, suscitando non poche discussioni. 

QUESTIONE DI RICAVI - I diritti tv rappresentano la maggior parte dei dei ricavi in Serie, l’ossigeno che tiene in piedi un sistema in sofferenza soprattutto nell'ultimo periodo. I contratti con le tv sono indispensabili in Serie A e permettono a ogni squadra, per esempio, di farsi anticipare i soldi dalle banche per pagare gli ingaggi o muoversi sul mercato. Relativamente al triennio 2021-24, hanno garantito 927 milioni ai club: una cifra importante, con la consapevolezza che nel triennio 2024-27 sarà impossibile avvicinarsi a cifre così. 

PIANO B DELLA LEGA - La Lega ha però un piano B, che consiste nella creazione di un canale per vendere in proprio le partite agli spettatori, ottimizzando gli introiti. C'è un rischio: rinunciare alla cifra minima garantita subito dalle tv, la garanzia richiesta dagli istituti di credito. E ciò potrebbe rappresentare un sistema non di poco conto per l'integrità di tutto il sistema. 
PARTNER FINANZIARI - Per questo, la Lega Serie A cerca partner. Il presidente Casini ha aperto dialoghi con fondi di investimento. L'idea è al momento quella di sondare il terreno: tra i possibili interessati c'è Searchlight Capital, società di private equity. In questo caso, i vertici della Lega hanno già avviato le prime discussioni con gli interlocutori. L'interesse più serio è quello del fondo statunitense Carlyle (con il partner londinese Apax) rappresentato in Italia da Marco De Benedetti (l'avvocato del consorzio è Andrea Zoppini, già sottosegretario del governo Monti). 

OBIETTIVI - Come spiegato nel dettaglio da Repubblica, l'idea dei fondi è quella di acquisire una partecipazione ai ricavi della Lega Calcio, lavorando ovviamente per aumentarli nei prossimi anni. L’ipotesi è quella di un’acquisizione del 10% per una cifra di circa 2 miliardi di euro, senza una scadenza a breve o medio termine. I vantaggi per i club sarebbero legati all'aumento generale dei ricavi del campionato, che andrebbe a ritoccare in positivo i bilanci. Di riflesso, gli investitori chiederebbero di nominare un amministratore in Lega: cosa che porterebbe a una perdita di potere per alcuni presidenti dei club di A. Il numero 1 della Lazio, Claudio Lotito, guida il fronte dei no: con lui ci sono De Laurentiis per il Napoli e Barone, dg della Fiorentina. Una nuova spaccatura in Lega è dietro l'angolo.