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La sentenza di Verbania - che ha stabilito che per i tesseramenti dei calciatori minorenni non sono sufficienti le firme dei genitori - può rappresentare una svolta epocale per l'intero movimento del calcio giovanile italiano? 

Calciomercato.com lo ha chiesto all'Avv. e Agente FIFA Jean-Christophe Cataliotti, esperto di diritto calcistico e titolare dei corsi di formazione per osservatori e procuratori sportivi (per maggiori info si rimanda al sito www.footballworkshop.it) nonché autore del libro "Manuale per la gestione dei giovani calciatori". 

Occorre preliminarmente ricostruire i fatti. A Verbania un Giudice del Tribunale Civile ha confermato in appello la sentenza di primo grado di un Giudice di Pace, motivando che per il tesseramento di un giovane calciatore dilettante non sono sufficienti le firme dei soli genitori, ma occorre anche la firma del Giudice Tutelare, in quanto "l'atto con il quale un calciatore si lega a un club non è di ordinaria ma di straordinaria amministrazione". Ciò starebbe a significare che senza la firma del Giudice Tutelare potrebbero essere ritenuti nulli tutti i tesseramenti dei giovani calciatori dilettanti, legittimati così a svincolarsi liberamente al termine di ogni stagione sportiva. 

La sentenza è, dunque, una decisione che non può lasciare indifferenti gli addetti ai lavori in quanto diversi sono gli interessi in campo che va a toccare. Da un lato quelli delle società di calcio che potrebbero rischiare di vedere vanificati gli sforzi profusi nella formazione di un giovane calciatore (i calciatori, infatti, al termine di ogni stagione sportiva potrebbero essere sciolti dal vincolo automaticamente con contestuale perdita dei c.d. premi di formazione), dall'altro lato, invece, quelli dei giovani calciatori che, all'improvviso, potrebbero sottrarsi al vincolo fino ai 25 anni di età presso la società dilettantistica di appartenenza. 

Senza voler prendere una posizione nel merito, occorre, tuttavia, evidenziare che sulla questione del vincolo fino a 25 anni, l’Associazione Calciatori, capeggiata dal Presidente Damiano Tommasi, si è già fatta promotrice della campagna per l’abolizione del vincolo stesso o almeno per una sua riduzione a 18 anni. Sul tema è stata recentemente presentata, anche, una significativa interrogazione parlamentare (6 febbraio 2014), firmata dal deputato Filippo Fossati, all’allora Ministro per gli affari regionali e le autonomie con delega allo sport Graziano Delrio nella quale era stato chiesto quali iniziative intendesse adottare. 
Il Ministro Delrio, dopo aver evidenziato che “il vincolo dei giovani dilettanti nasce dall’esigenza di “contrattualizzare” il rapporto che si instaura tra il club e lo sportivo e che non si conforma al contratto di lavoro degli sportivi professionisti”, rispose “appare infatti difficilmente contestabile l’affermazione che il vincolo porti in concreto a limitazioni anche forti sulle scelte future degli atleti dilettanti. Ad esempio, proprio nel caso dei giovani calciatori mentre, da un lato, l’esistenza del vincolo può essere compresa fino al compimento della maggiore età, d’altro lato risulta altrettanto evidente che subito dopo si interviene in una fascia di età cruciale per il futuro professionale e amatoriale del calciatore”. 

Lo stesso Delrio fece notare che “se però da un lato si ritiene opportuno ricercare soluzioni più flessibili e più rispettose della libertà individuale degli atleti, occorre anche aver ben presente gli oneri sopportati dalla società per la formazione tanto dei futuri professionisti tanto di coloro che mai lo diventeranno, nonché del diritto delle società sportive di poter intervenire su un mercato davvero libero e concorrenziale”. 

Sulla questione – concluse il Ministro Delrio – “…il Ministero intende interessare il Presidente della Federazione italiana giuoco calcio per la costituzione di un tavolo tecnico con la partecipazione delle Leghe, delle componenti tecniche e di tutte le parti interessate per un riesame della tematica del vincolo sportivo e degli aspetti ad esso connessi”. 

Alla luce di quanto accaduto, con questa sentenza che ha annullato il tesseramento di un giovane calciatore in quanto non autorizzato da un giudice tutelare, e visto il dibattito sul tema già avviato da diverso tempo, spetterà ora agli organi istituzionali della FIGC mettere mano alle proprie norme. 

Questa sentenza, a mio avviso, è, infatti, importante soprattutto perché costringerà le istituzioni del mondo del calcio – come già il Ministro Delrio aveva previsto – a sedersi attorno a un tavolo e ad adottare nuove misure regolamentari atte a contemperare i contrapposti interessi in gioco. Senza che d’ora in poi si debba ricorrere alla decisione di un Giudice per dirimere una controversia tra un giovane calciatore e una società di calcio!