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L'attaccante dell'Empoli, Leonardo Mancuso ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Ho sempre indossato la maglia numero 7 perché da ragazzino, quando giocavo nelle giovanili del Milan, ero affascinato dalla classe e dai gol di Shevchenko. Poi Roberto Baggio era il calcio, ti incantavi a vederlo giocare". 

"È difficile spiegare cosa ho provato nel segnare la rete che ci ha permesso di battere la Juve. Davanti agli occhi mi sono passati venti anni di calcio, di sacrifici, di momenti belli e brutti. Di una vita da professionista lontana dalle luci della ribalta, ma vissuta sempre con passione e impegno. Il calcio emoziona anche se non giochi in Serie A, fare gol è bello in qualsiasi categoria. A fine gara ho regalato ai tifosi azzurri i miei pantaloncini, la maglia no: quella resterà con me per tutta la vita". 
"Il giorno dopo il successo contro la Juve quando ci siamo ritrovati allo stadio abbiamo cominciato a parlare della prossima partita contro il Venezia, pure loro sono neo-promossi e sono una squadra che gioca un bel calcio. Noi dell’Empoli possiamo vincere o perdere, ma di sicuro non siamo gente che si monta la testa. La Juve ora è solo un piacevole ricordo. Sono al mio terzo anno a Empoli e lavoro ogni giorno per alzare il mio livello, ho sempre voglia di diventare più forte. Mi auguro di realizzare tante reti decisive come quella contro la Juve. Non conta il numero, ma il valore". 

"Ho lavorato insieme a Zeman a Pescara, un'esperienza fantastica. Lui è un maestro di calcio, ho ancora in testa i suoi insegnamenti per i movimenti offensivi. Sono stato felice di leggere che è tornato in panchina a Foggia, da uno come lui c’è sempre qualcosa da imparare. In questo momento il centravanti italiano più forte è Ciro Immobile. I suoi tagli, imparati alla scuola di Zeman, sono tanta roba".