Per 90 minuti si è capito perché la scelta della Juve, per quel che riguarda il mercato dei difensori centrali, sia ricaduta nuovamente su Leonardo Bonucci. Per 90 minuti tornato ai livelli che lo hanno portato ad essere un difensore centrale di caratura mondiale, invidiato anche dai vari José Mourinho (a proposito, mai fidarsi di lui...) o Pep Guardiola: preciso negli interventi, puntuale negli anticipi, unico in fase di impostazione. Perché poi la scelta sia ricaduta proprio su di lui e non su un altro top player internazionale, al netto delle titubanze palesate da Diego Godin, è stato chiaro soprattutto in occasione del gol del momentaneo vantaggio di ieri: Cristiano Ronaldo è un fuoriclasse, ma il lancio di Bonucci è stato perfetto e provvidenziale in una partita priva per vari motivi della lucida regia di Miralem Pjanic. Una giocata che lui e solo lui poteva effettuare. Per 90 minuti, quindi, si è capito perché sia stato Bonucci il prescelto per completare la difesa in vista dell'assalto alla Champions.

NON MARCA PIU' – 90 minuti, sì. Ma senza il recupero. È bastata un'altra palla a spiovere da uno dei due lati del campo per mandarlo in tilt. È bastato un altro cross per far riemergere tutte quelle insicurezze già mostrate a più riprese in campionato. Quasi si disinteressa della palla, si aggrappa a Paul Pogba senza riuscire a trattenerlo, confeziona con Alex Sandro e l'ex compagno francese un gollonzo (o autogollonzo) che non può per nessun motivo essere catalogato come un episodio sfortunato. Certamente non è stato fortunato Bonucci, ma questo è un altro errore, il più pesante di tutti. Poi va bene che tra tante sconfitte proprio questa può passare senza troppo colpo ferire, a patto che sia questa l'ultima lezione da imparare. Ci sono i gol sbagliati, gli errori degli arbitri e tutto il resto. C'è una regia difensiva che lo sta vedendo salire in cattedra. Ma il compito principale di Bonucci rimane quello di non far subire gol alla Juve. Invece quasi tutti i gol subiti lo vedono coinvolto. E non può più capitare. Perché un lancio millimetrico ti fa segnare, ti fa sognare. Smettere di marcare in area, però, ti fa perdere. Ieri una partita, da marzo in poi magari una competizione.
@NicolaBalice