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L'ultimo gol con la maglia del Brescia, un capolavoro in rovesciata che le Tv mandarono a ripetizione. Flachi, cosa avrebbe potuto ancora dare al calcio?
'Non ci ho mai pensato. Dopo la prima squalifica, avevo un po' perso le motivazioni. Sì, mi ero allenato due anni per tornare. Ma mentalmente non era più come prima. Inevitabile'.

Allora disse che qualcuno in casa Sampdoria si era un po' dimenticato di lei…
'Mi sarei aspettato un po' di solidarietà in più da qualcuno. Ma la Sampdoria mi ha lasciato rapporti di amicizia vera, che durano nel tempo: Angelo (Palombo) innanzi tutto. E poi Accardi, Berti, Volpi, il dottor Baldari, Giorgio Amazzone'.

Due squalifiche, un'ombra chiamata cocaina. Come ci è cascato?
'Non saprei. Due leggerezze. Capita che uno si ubriachi. Io ho fatto due leggerezze. Due, in due serate. E le ho pagate. Sto pagando'.

Appunto. Dodici anni di squalifica non significano solo dover smettere, ma anche non poter allenare. Le pesa dover tenere chiusa questa porta.
'No, sto pensando ad altre cose. Mi piacerebbe aprire una piccola serie di locali, tutti con lo stesso marchio. Ne aprirò uno tra pochi giorni, con il mio amico Leonardo Dongiovanni che è dirigente della Pistoiese con cui gioco a pallone'.

Lo sa che Novellino la vorrebbe come collaboratore?
'Mi ha proposto di lavorare come osservatore ma il calcio, oggi, è fuori dalla mia vita. Lui., comunque per me è un secondo padre'.

(Il Secolo XIX)