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La Juventus necessita di un aumento di capitale di 300 milioni di euro. Oltre alle dispute che ormai appassionano i tifosi come fossero un risultato tra ricavi e perdite, è questa la notizia emersa dal progetto di bilancio approvato al 2019. A poche ore dal richiamo del presidente Andrea Agnelli dalla cattedra dell’Università Bocconi al grido di “più trasparenza per il fair play finanziario”, ecco la comunicazione che gli azionisti in Borsa del club bianconero non si aspettavano. Dovranno mettere mano al portafoglio per finanziare lo sviluppo al 2024 del club che mira grazie a questa iniziativa a:
  1. finanziare gli investimenti utili al mantenimento della competitività sportiva;
  2. sostenere la strategia commerciale per l’incremento dei ricavi e della visibilità del brand Juventus nei mercati 
internazionali;
  3. rafforzare la struttura patrimoniale della Società.
Il 24 ottobre, giorno dell’assemblea, l’aumento di capitale andrà al voto, con la famiglia Agnelli che attraverso Exor ha già fatto sapere che sottoscriverà la sua quota pari al 63,77%. Tradotto: solo la cassaforte di famiglia garantirà per 191,3 milioni su 300. Il tutto nasce da una situazione patrimoniale che è andata via via assottigliandosi, con contestuale aumento dei debiti finanziari. Mettendo insieme i dati finanziari delle ultime 4 stagioni è abbastanza evidente come la scommessa dei dirigenti di investire fortemente nel club per farlo entrare nell’elite del calcio europeo abbia si portato ad un aumento dei ricavi, ma anche dei costi operativi.
 


PATRIMONIO DIMEZZATO E COSTI TRIPLICATI - Nell’ultimo anno il patrimonio netto del club si è dimezzato passando da 72 a 31,2 milioni di euro. Guardando all’ultimo triennio è diventato un terzo dai 93,8 milioni del 2017. I mezzi propri del club tendono quindi verso il basso e questo è il primo campanello d’allarme che la società guarda per non rischiare di incorrere in obblighi civilistici di ricostituzione del capitale sociale. Guardando alla tabella sopra si nota come dopo il 2017 (finale persa a Cardiff) la traiettoria dei debiti finanziari del club sia triplicata passando da 162,5 milioni fino all’ultimo dato di 463,5 milioni che corrisponde a oltre 14 volte il patrimonio netto ed è equivalente ai ricavi operativi del club al netto delle plusvalenze che si sono attestati a 464,27 milioni (l’anno prima si erano fissati a quota 402,26).

RONALDO - Ma la domanda più frequente è quella relativa al peso a bilancio di Cristiano Ronaldo e alla famosa querelle da bar se si ripaghi o meno con le magliette. Il portoghese è stata la grande e inaspettata scommessa della scorsa estate e la sua incidenza si nota sul fronte degli ammortamenti, cresciuti del 45% tra 2019 e 2018 (non tutti di sua competenza), ma la multinazionale di Madeira costa alla Juventus ogni anno quasi centinaio di milioni a bilancio. Prima di tutto circa 60 solo di ingaggio (Ronaldo non beneficia del nuovo regime fiscale degli impatriati, ma della cosiddetta ‘tassa Ronaldo’ che al club non porta benefici al lordo dello stipendio) per garantirgliene 31 netti. A questa cifra si somma l’ammortamento in 4 anni che per ciascun esercizio incide per 28,8 milioni. Il conto è presto fatto e, semplificando, si potrebbe dire che il 5 volte Pallone d’Oro costa alla Juventus come comprare un top player ogni stagione. Dal suo arrivo i ricavi operativi sono cresciuti di 60 milioni complessivi, ma andando a vedere solo la parte di marketing e commerciale – come stimato da Calcio & Finanza – l’aumento è di 46,2 milioni, cioè la metà di quanto costi il giocatore ogni anno al club.

BOND - Insomma, la scommessa di Agnelli di provare a fare entrare la Juventus nell’élite del calcio europeo può essere considerata strategicamente corretta, ma drena molte risorse e va supportata con investimenti e mezzi freschi. In questo senso si inserisce anche il bond da 175 milioni emesso lo scorso inverno e utile anche a ottimizzare struttura e scadenza del debito.

FATTORE CHAMPIONS - La crescita del club è però legata a doppio filo con la Champions League. Il salto nei ricavi visibile nella tabella sopra tra i 387 milioni del 2016 e i 562 della finale di Cardiff rende bene il senso di come ormai i grandi club per crescere debbano nutrirsi dei proventi delle competizioni internazionali. Più si arriva in fondo, più sorride il conto economico. L’orto di casa regala soddisfazioni, ma appare ormai saturo.

FAIR PLAY FINANZIARIO - E poi c’è il Fair Play finanziario. Nel progetto di bilancio la Juventus guarda così al futuro:



Anche il prossimo anno dovrebbe quindi chiudere con il segno rosso, quanto più o quanto meno dipenderà, per l’appunto, dal cammino verso la finale di Istanbul. Per non rischiare di accendere il faro di Nyon, dopo i 60 milioni di perdita aggregata dell’ultimo biennio, ecco che il club chiede agli azionisti di mettere mano al portafogli con l’aumento di capitale da 300 milioni di euro con l’intento dichiarato di “consolidamento dell’equilibrio economico – finanziario” oltre che di incremento della visibilità e competitività del club.
 
Difficile prevedere la scelta dei piccoli azionisti, ma esistono due aspetti che andrebbero considerati, uno dal lato sportivo e l’altro della cabala:
  • Nell’ultimo anno e mezzo (era A.C – Ante Cristiano) il titolo è passato da 60 centesimi a 1 euro e 40, chi ha voluto capitalizzare in Borsa è stato messo nelle condizioni di poter fare discreti affari, ma anche chi conserva i titoli ha una plusvalenza potenziale in portafoglio notevole.
  • Inoltre, l’ultimo aumento di capitale risale alla stagione 2011/2012 e fu da 120 milioni complessivi. Da quel momento si aprì il ciclo degli 8 scudetti consecutivi e dei sogni Champions infranti due volte in finale.
Resta solo da capire se, tra gli investitori, siano più i tifosi che guardano al campo o quelli che badano ai numeri.