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L'edizione odierna del Corriere Fiorentino pubblica una lunga intervista a Eduardo Macia, direttore tecnico della Fiorentina. 'Quest'anno abbiamo provato a migliorare ancora anche se per noi sarà tutto più difficile, perché ormai tutto il mondo guarda alla Fiorentina come a una realtà e non più come a una sorpresa - le sue parole -. Per questo abbiamo voluto far crescere ancora di più la squadra, puntando su un gruppo consolidato e inserendo elementi dalla grande mentalità come Rossi e Gomez. Ormai si era formato un gruppo forte e molto unito che si aspettava qualcosa in più dalla società. E questo è ciò che abbiamo fatto, perché non è positivo quando una squadra diventa più grande della società. Dobbiamo sempre crescere insieme. E poi teoricamente la serie A sarà più difficile dell'anno scorso, credo che sei-sette squadre scapperanno via velocemente. L'Europa League? Si tratta di una competizione molto importante anche se la gente ancora non ha imparato ad apprezzarla. La difficoltà sta nel fatto di affrontare squadre che non si conoscono a differenza di quanto avviene in Champions, che per me resta la competizione più importante al mondo. Ci sentiamo un po' esploratori in questo senso, l'Europa League è sempre un mondo nuovo. Mi ricordo quando l'abbiamo vinta con il Valencia, ebbi la sensazione che fosse più facile arrivare alla finale della Champions (dove siamo arrivati due volte) che a quella dell'Europa League'.

'Il fatto di dire che l'obiettivo è solo divertirsi non è corretto - precisa Macia -. Noi vogliamo avere prestazioni sportive, vincere. Abbiamo scelto un'identità legata a una piazza così bella, piena di arte. Ma è stata pensata per vincere. Il divertimento deve essere una conseguenza, non un obiettivo. Dobbiamo puntare al massimo del nostro lavoro e delle nostre possibilità. Serve l'ambizione, anche discorsi che sembravano impossibili un tempo ora sembrano più vicini. Anche questo fa parte di un processo di crescita. L'introduzione delle squadre B in Italia? È una cosa che bisogna fare subito. È l'unico modo per esaltare il talento che in Italia non sta crescendo. Questo è l'unico campionato che non ha una squadra B, non ci si può affidare solo alla Primavera. Si deve fare, se non ci rendiamo conto di questo sarà un problema enorme per il futuro. Igli Tare (ds della Lazio, ndr) mi diceva di aver mandato in prestito Rozzi al Real Madrid B perché è sicuro che lì crescerà. Dobbiamo tutelare i nostri giocatori. Non basta dire che devono fare esperienza, deve essere anche utile e formativa. Ogni giovane ha bisogno di qualcosa di diverso. Il mio futuro? Ho un contratto che scade nel 2016, l'ho rinnovato la scorsa stagione. Mi trovo bene qui, e voglio portare a termine questo percorso'.

'Mario Gomez? A volte nella vita i sogni si avverano - dichiara Macia parlando dei singoli giocatori -. Non abbiamo mai avuto paura di perderlo: avevamo la parola di un un campione, di un uomo di parola, e il rispetto di una società seria come il Bayern. Ci hanno provato in tanti, ma noi stavamo parlando con lui da febbraio. Verratti? Era soprattutto un desiderio del giocatore, che ci ha messo quasi in difficoltà vista la nostra realtà. Gli piaceva tanto l'identità della Fiorentina, come giochiamo, e a un certo punto è diventato l'altro sogno da provare a realizzare. Se la Fiorentina crescerà ancora, un altro sogno potrà diventare realtà... Rebic? È giovane ma è molto maturo, ha una grande personalità e non ha paura: lo dimostra il fatto che sia voluto venire a giocare in una squadra che ha un attacco così forte. Credo che sia già pronto per la Fiorentina, anche se ovviamente dovrà ambientarsi. L'addio di Ljajic? Mi è dispiaciuto. perché pensavamo che potesse crescere tanto con noi. Ma la scelta è stata sua, se non vuoi restare non ci posso fare nulla. Non è stato un discorso di soldi, abbiamo rispettato la sua decisione. Il calcio a volte è così, magari ci ritroveremo in futuro (la Fiorentina ha comunque un’opzione in caso di cessione della Roma, ndr). A Firenze però aveva intorno a lui un gruppo molto positivo, ora sarà tutto diverso. È davanti a una prova di maturità, sicuramente è un potenziale campione. Neto? Ci ha dato una lezione. A tutti quanti, compresi noi dirigenti. Non avevo mai visto una situazione così difficile da sopportare. Lui è riuscito ad andare avanti, lavorando. Non dobbiamo dimenticare quello che ha sofferto. Per me è diventato un punto di riferimento per la forza psicologica che ha dimostrato. È stato bello vedere tutta la squadra abbracciarlo a Genova, dimostra quanto è unito il gruppo. Tecnicamente non avevamo dubbi su di lui, è da grande squadra. I giovani, tutti, hanno diritto di sbagliare. È stato così anche per Buffon e Toldo'.