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Una doppietta che corona una sogno e concede alla Fiorentina di confermarsi per il terzo anno di fila campione della Coppa Italia Primavera battendo 2-1 la Lazio in una finale ricca di emozioni e legata anche al ricordo di Daniel Guerini, ex protagonista della primavera biancoceleste e scomparso quest'anno in seguito ad un incidente stradale. A decidere la gara è stato Samuele Spalluto, bomber classe 2001 arrivato, finalmente, ai livelli attesi dal club viola fin dall'estate 2016.

L'ULTIMO "REGALO" DI CORVINO, STRAPPATO AL RING - Spalluto nasce e cresce in Salento a Trepuzzi dove in realtà il calcio non è la sua prima passione. In gioventù, infatti, si dedica al kick-boxing e soltanto quando l'ex dirigente viola, Pantaleo Corvino fonda la Corvino Academy che si avvicina al calcio e in un anno, sorprendentemente, entra nel settore giovanile del Lecce. In poco tempo si fa notare a livello nazionale e nel 2016 è la Fiorentina ad aggiudicarsi la corsa portandolo a Firenze e facendone un perno delle formazioni giovanili dove l'istinto del gol resta la sua caratteristica principale. 
LE DIFFICOLTA' CON VLAHOVIC E DUNCAN - Il salto in Primavera è stato però il punto negativo del suo percorso di crescita e quando scriviamo "finalmente" ci riferiamo proprio a questo. Il primo anno con Bigica in panchina soffre e non trova quasi mai spazio, ma nonostante questo non si abbatte e, anzi, in diverse interviste celebra i suoi compagni di squadra. Nella stagione 2019/20, invece, dopo un inizio difficoltoso e l'alternanza con Bobby Duncan inizia a trovare minutaggi e gol ma questa volta è il Covid a bloccare il sogno della sua crescita. Finalmente, perché da 2001 quest'anno è considerabile un fuoriquota, la sua crescita riparte e quest'anno arriva a toccare, oltre alla doppietta di ieri sera, 13 gol e 6 assist in 20 gare.

HIGUAIN, CAVANI E BATISTUTA - Già gli assist, perché nel raccontare lo Spalluto attaccante bravo di testa e opportunista in area non si può non considerare anche il lavoro sporco fatto per i compagni. Lui ha raccontato che in passato era rimasto affascinato dal Batistuta in maglia viola e che i compagni di squadra lo chiamavano Matador per la capacità di essere veloce e letale negli ultimi 25 metri come Edinson Cavani. Il paragone che a lui piace di più è però quello con il Gonzalo Higuain ammirato non tanto a Napoli, ma alla Juventus, che fu sia grande finalizzatore, ma anche uomo squadra. Oggi i compagni lo chiamano Pipa, e lui continua a coltivare lo stesso sogno: esultare con i tifosi della Fiorentina in prima squadra sotto alla Fiesole.