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La sora Cesira, la signorina snob, la manicure. Ma anche la moglie manager di un “cretinetti” come Alberto Sordi oppure la cugina della Loren perché, malgrado la sceneggiatura del film, lei non avrebbe potuto recitare la parte della sorella. Appassionata della lirica e amica intima di Maria Callas. Devota a cani a gatti al punto da intestare al WWF la villa dove abita sul lago di Bracciano.

Certamente non bella secondo i canoni classici, con quella bocca larga come la rana della favola, ma meravigliosa dentro e soprattutto dotata di un’intelligenza sopraffina che spingeva ad amarla ciascuno che avesse a fare con lei in maniera non superficiale. Milanese fin nel midollo al punto da non aver mai perso il suo accento lumbard malgrado l’imbastardimento romano. Ecco chi è Franca Maria Norsa la donna che compie cento anni e che il pubblico conosce e ama come Franca Valeri.

Non avrebbe mai voluto rinunciare al cognome che portava, ma avrebbe rischiato la vita. Perché era quello di un ebreo. Il padre che fu costretto a fuggire in Svizzera, lasciandola alla madre cattolica, per non cadere nella rete della deportazione in un lager. Un simbolo di sangue e di appartenenza che Franca ha sempre difeso con orgoglio e senza cedimenti alla facile pena. Racconta: “Ero una ragazza e andai in piazzale Loreto dove avevano esposto i corpi di Benito Mussolini e della Petacci. Non riuscii a provare alcun sentimento di pietà, ma soltanto una grande rabbia”.
Eppure Franca Valeri è una donna buona che ha usato la sua intelligenza e la sua arte di attrice-autrice per ridicolizzare benevolmente i tic degli italiani. Soprattutto di quelli dell’altra metà del cielo, donne come lei che alla fine l’hanno eletta come rappresentante e bandiera del movimento femminista. Dice: “E anche se il femminista non sono mai stata e ho amato il giusto i miei uomini, la cosa mi ha fatto un  piacere immenso”. In ogni caso è stata e resterà sempre un’icona indistruttibile per l’immaginario collettivo del sano intellettualismo e della cultura che riesce anche a far divertire oltreché pensare.

Da tre anni vive su una sedia a rotelle dopo essersi rotta le costole cadendo di brutto dalle scale. Una semi immobilità fisica che non ha scalfito minimamente la sua vivacità mentale e che non ha mortificato il suo senso dell’umorismo. Conclude: “Non sono credente, perlomeno non secondo i canoni tradizionali. Però sempre più spesso cresce in me la curiosità di vedere che cosa c’è di là”. A cento anni è legittimo fare considerazioni di questo genere. E se davvero non finisse tutto con il calar del sole definitivo, la sora Cesira potrebbe continuare a scrivere altre pagine del suo incredibile romanzi per il piacere e per il divertimento delle anime leggere.