2
A molti il suo nome non dirà nulla o quasi, eppure Arthur Friedenreich con i suoi tanti, tantissimi gol è stato il primo importante fromboliere brasiliano, al netto della statistica – probabilmente errata, come racconteremo – che lo vorrebbe migliore addirittura di Pelé, ma è sempre lui che in quota parte riuscirà ad alimentare l'identità brasiliana che ancor oggi conosciamo.

O FUTEBOL DA VÁRZEA - Parlare di Friedenreich implica necessariamente entrare, seppur per sommi capi, in un discorso descrittivo del calcio brasiliano delle origini. Per meglio approfondire tutto quanto riguarda il futebol brasiliano indispensabile è leggersi l'ottimo volume Nel settimo creò il Maracanã scritto alcuno anni fa da Luciano Sartirana. In Brasile tutto o quasi parte da Charles Miller e dal suo ritorno in Patria dopo una decina di anni passati in Inghilterra a studiare. Miller ritorna a San Paolo con magliette, palloni e regolamento di un gioco che dall'altra parte dell'oceano fa impazzire tutti. La storia di Miller è storia di ambienti agiati, raffinati, di medio alta borghesia e diplomatici. C'è però un altro “versante” lungo il quale il pallone rotola e arriva alle masse brasiliane. Ed è da quel versante della storia che un ragazzino figlio di un piccolo commerciante tedesco e una lavandaia brasiliana si fa notare sino a riuscire a rendere immortale il suo nome. Come avrete intuito con Friedenreich non parliamo di ambienti altolocati, bensì di povertà, di strade polverose, di palloni fatti di stracci e regole adattate sul momento. Insomma, il calcio di strada. Vero che sul finire del XIX secolo la schiavitù è stata abolita da una manciata di anni, ma in Brasile vige ancora una profonda divisione tra i bianchi e i neri, tra ricchi e poveri e quella divisione si riverbera anche nel calcio: i neri non posso certo giocare nelle squadre dei bianchi. E allora sono i neri, i poveri, che danno vita ad un calcio che prende il nome di futebol da várzea, il calcio giocato nelle spianate a ridosso dei fiumi, nelle strade. Un calcio che a seconda delle condizioni e dei luoghi dove viene praticato muta e adegua le regole sul momento. Il futebol da várzea è un calcio intimamente brasiliano, legato alla bellezza e alla teatralità del colpo ad effetto, della giocata. È in quel calcio che si mette in luce un ragazzino mulatto dagli occhi azzurri e dal nome impronunciabile: Arthur Friedenreich.

EL TIGRE - Nato a San Paolo nel luglio del 1892, Friedenreich si mette in luce nel São Paulo de Bexiga, squadra da várzea, come bene sintetizza Sartirana:
Anni di futebol da várzea formano il gioco e il carattere di Arthur: dribbling stretto e veloce per evitare gente più grossa di lui; senso dello spettacolo, giocata improvvisa e funambolica, palla che fa cose impossibili tra i suoi piedi perchè – ancora più del gol – questo attira pubblico e scommesse (...)

Spettacolo e tanti gol, certo. A 17 anni fa un provino con il Germânia, squadra dell'elité fondata sul crepuscolo dell'800 da alcuni immigrati tedeschi dove giocano solo calciatori bianchi. Il ragazzino è piuttosto gracilino e viene scartato: lì si gioca il calcio “vero”, quello predicato da Miller, non c'è spazio per giocate fini a se stesse. E per i neri, ma questo è meglio non dirlo. Viene quindi ingaggiato dall'Ypiranga e lì mette in mostra tutte le sue qualità, tanto che l'anno successivo il Germânia torna sui propri passi e gli apre le porte. Friedenreich mulatto lo è anche dopo un anno, ma le sue doti sono eccezionali e i teutonici se lo fanno andare bene comunque. Sul punto occorre aprire una parentesi, sottolineata peraltro dallo stesso Sartirana. Friedenreich è un personaggio che sfugge a facili collocazioni. È un nero, consapevole dei soprusi e delle umiliazioni subite dai neri ma non è un militante dei diritti dei neri. Lo ricorda lo stesso Sartirana: nella partita “Bianchi contro Neri” in commemorazione della Lei Aurea lui gioca con i bianchi. È un dandy che ama la bella vita, gioca con abbondante brillantina e una retina per evitare che i suoi capelli crespi si facciano notare troppo. Eppure la figura di Friedenreich diventa per tantissimi tra gli ultimi una spinta per provare ad affrancarsi da una condizione di miseria. Insomma, Friedenreich viene visto dagli ultimi come “uno che ce l'ha fatta”, e se lui c'è riuscito allora è possibile anche in Brasile scalare le classi sociali e ambire ad una migliore condizione. Friedenreich non smette più di segnare, tanto che negli anni numerosi sono i soprannomi che lo contraddistinguono: nei suoi anni nel campionato paulista è Pé de ouro, il piede dorato; i francesi lo etichettano O Rei do futebol dopo una partita giocata con il Paulistano contro la nazionale transalpina nella quale segna tre reti. Soprattutto Friedenreich è El Tigre: per oltre 20 anni è il fromboliere principe in Brasile, segna con una continuità impressionante scrivendo la sua leggenda. 
O REI DO FUTEBOL MEGLIO DI O REI? - Già, la leggenda. Gli anni dieci e Venti del calcio brasiliano sono gli anni di Friedenreich, anni scanditi dalle sue tantissime reti, ma quante in realtà? Sul punto si è scritto molto. Per anni si è favoleggiato di numeri impressionanti: 1.329 reti o 1.239 a seconda del narratore. Numeri pazzeschi che lo avvicinano a Pelè o addirittura lo fanno andare oltre. Poi si è indagato meglio e si è aggiustato il tiro. La Federazione brasiliana ha infatti fissato il numero certificato di reti segnate da Friedenreich in 554 reti messe a segno in 591 partite. Insomma, numeri sempre eccezionali ma ben diversi da quelli che avevano preso a circolare sul finire della sua carriera. Il fatto è che allora un giornalista amico d'infanzia di Friedenreich sosteneva di aver preso nota di ogni gol segnato dal giocatore sin dai suoi inizi e aveva quindi inviato tutta la documentazione in Federazione e lì la burocrazia ci ha messo del suo. Come racconta Sartitana, il dossier passa da molte – troppe – mani e ogni volta il numero magicamente lievita, tanto da arrivare alla cifra di 1.329 quando ormai l'amico di Friedenreich è morto e non può confermare o smentire. É probabile che il numero indicato da questo amico comprenda anche le reti segnate da Friedenreich nei suoi anni giovanili di várzea e che sia stato ritoccato dai tanti che hanno avuto accesso alla documentazione, però anche il numero certificato dalla Federazione resta un numero eccezionale, una media gol – 554 reti in 591 partite – superiore anche a quella di Pelé.

Come detto, Friedenreich fa da collante tra i due modi di intendere il futebol in Brasile, unendo l'attenzione per la tattica del futebol di Miller alla vivacità e all'imprevedibilità del futebol da várzea. Non solo. Come sottolinea Sartirana il tifo per Friedenreich unisce tutte le classi sociali brasiliane, tanto da far entrare nella cultura “alta” del Paese anche quella di strada fatta di capoeira, futebol da várzea e samba. Insomma, un'unione culturale identitaria del Brasile che lì si genera e che da lì si evolve nel multiforme caleidoscopio degli anni a venire. 

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)