Caro Luciano, è tempo di cambiare. Cambiare o affondare perché così l’Inter - sconfitta per 2-0 a Genova, già virtualmente quinta visto che la Roma l’ha sorpassata e la Lazio lo farà lunedì - non solo non va in Champions (e sarebbe grave da tutti i punti di vista), ma finirebbe addirittura risucchiata nel gorgo della mediocrità. Esattamente quel che il tecnico toscano non vuole per la sua squadra (sarebbe un fallimento) e per sè medesimo (sarebbe un ridimensionamento).

Penso anche che adesso sia ora di finirla di attaccare gli altri (Di Francesco che, in verità, se l’è cercata, i dirigenti, i giornalisti) e di fare qualcosa di più e di meglio per ripristinare gioco e risultati in una squadra ormai scollegata, priva di idee e di movimento, il cui unico scopo è guadagnare la trequarti per operare cross lenti e prevedibili.

Spalletti deve avere il coraggio di togliere Borja Valero e Gagliardini semplicemente perché sono impresentabili. Non funzionerebbero in nessuna squadra, in nessun contesto di gioco, né se si gioca con il centrocampo a due (anche se Borja ha cominciato, al solito, da trequartista), né se fosse a tre.

Vecino è un mediocre e Candreva un ottuso. Non serve fare venti cross a partita (anche se adesso sono calati) e quasi tutti sbagliati. Serve di più - e mi riferisco ad entrambi - non sbagliare i passaggi semplici e avere un po’ di fiato per rincorrere gli avversari.

Nulla da imputare a Karamoh (è troppo giovane e criticarlo sarebbe demenziale), ma Eder non vale neanche un quarto rispetto ad Icardi, se non altro perché non è una prima punta. Contro la difesa rossoblù è stato quasi sempre oscurato. 

A Genova l’Inter non ha giocato male. Non ha giocato proprio. E’ vero che si è letteralmente fatta gol da sola (44’: spropositato rinvio di Skriniar addosso a Ranocchia e palla all’incrocio), ma fino a quel momento aveva prodotto pochissimo. Giusto due conclusioni. Una di Karamoh (sballata) su assist (ottimo per una volta di Candreva) e un’altra dello stesso Candreva che ha colpito di destro una palla in uscita chiamando Perin alla deviazione spettacolare.

Il Genoa non solo aveva colpito una traversa (10: tiro cross di Pandev, incertezza di Handanovic disturbato da Hiljemark e palla prima sullo spigolo e poi in mano al portiere interista), ma ha controllato la partita. Non esattamente comandandola, ma tenendo l’iniziativa.

Certo, il vantaggio alla fine del primo tempo, era eccessivo, ma nella ripresa i rossoblù si sono meritati tutto: il raddoppio con Pandev (14’: tiro a pelo d’erba di Laxalt da fuori area, il macedone controlla con il destro e scarica con il sinistro), le ripartenze sull’inutile premere dell’Inter, la pericolosità in ogni avvicinamento all’area di Handanovic.
 
Dopo il 2-0 si è visto qualcosa di nerazzurro, ma troppo poco e troppo tardi. Opportuni i cambi di Spalletti: 16’, fuori Vecino e dentro Rafinha da trequartista con Borja Valero abbassato a centrocampo. Poi (31’) via lo spagnolo e spazio a Brozovic. E nello stesso minuto Pinamonti per Candreva, con il ragazzo schierato centravanti e Eder largo a sinistra.

E’ sicuramente un caso, ma è stato con questa disposizione che l’Inter ha avvicinato il gol in un paio di occasioni. La più clamorosa con Eder (33’) il cui tiro a rientrare (da sinistra) è stato salvato di testa, sulla linea, da Zukanovic.

Ora è chiaro che all’Inter mancano forze (Icardi) e risorse (Perisic e Miranda). Per quanto li si critichi, infatti, questi sono i titolari e non averli tutti in un colpo solo lascia qualche crepa.

Tuttavia gli allenatori sono pagati (e tanto, tantissimo) per avere anche qualche idea. Come è stato lanciato Karamoh, ha un senso buttare nella mischia Pinamonti. Forse non è un fenomeno, ma fino a quando gioca poco, o non gioca affatto, non potremo mai saperlo. 

Sposando la linea verde, poi, Spalletti potrebbe scoprire e valorizzare giocatori altrimenti destinati all’oblio o alla partenza prematura. Ricordiamo bene, invece, che un mese fa fu proprio Spalletti a volere mantenere in rosa Pinamonti. Giunti a questo punto, dargli fiducia non è un atto di coraggio, ma una ragionevole necessità.