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Tanto Milan, squadra che ha fatto parte per diversi anni della sua vita - da giocatore prima, da allenatore e da dirigente del settore giovanile poi - ma anche un contributo alla discussione sul complicato momento del calcio italiano, se raffrontato con quanto avviene all'estero e sui palcoscenici della Champions League. Filippo Galli, da membro del Settore tecnico della FIGC con delega sullo sviluppo del calcio giovanile, è stato ospite di calciomercato.com sul nostro canale Twitch.



Tante domande, altrettante risposte, tra le quali non poteva mancarne una sul futuro di Gianluigi Donnarumma, punto di forza del Milan di oggi, cresciuto proprio nel settore giovanile diretto all'epoca da Galli: "Non è semplice per un ragazzo come lui gestire questa situazione legata alle chiacchiere e ai rumors sul suo futuro. E' da tempo sulla cresta della onda, ormai è abituato ad affrontare questo tipo di situazione. Da tifoso del Milan, ovviamente mi auguro tanto che decida di rinnovare il contratto col club rossonero per riportare serenità nell'ambiente e darla anche a se stesso, nonostante sia un ragazzo e un giocatore che ha sempre dimostrato grande tranquillità nel suo modo di essere. Io credo che sia giusto che lui e il Milan si parlino, come starà certamente avvenendo: da quella che è la mia esperienza, mi sembra che i rapporti tra le parti siano buoni, poi ci sta che ognuno faccia il suo gioco e porti avanti i propri interessi".

Su Romagnoli: "Non è più giovanissimo, ma resta un ragazzo in evoluzione e in un momento di crescita ci può stare una regressione. Può darsi che quanto accaduto nell'ultimo derby abbia pesato più del previsto e alimentato qualche sua incertezza. Ci può stare, nessuno di lui è inscalfibile e può attraversare dei momenti di difficoltà,  ma resta un patrimonio della società e da tutelare, per quello che ha dato al Milan".

Su Tomori: "Vale assolutamente uno sforzo economico per quanto ha fatto vedere sul campo e per i margini di crescita che ha mostrato di avere. E' un difensore che ha qualità importanti, che sa difendere in campo aperto, che tiene botta negli uno contro uno, sa muoversi nel reparto e si fa valere anche in impostazione".

Sulla crisi dei difensori italiani: "In generale, come movimento, facciamo fatica a tenere i bambini nella complessità del gioco, insegniamo il calcio in maniera troppo lineare, è così sin dai 6-7 anni. Cerchiamo di rendere tutto semplice, ma poi a un certo punto subentrano delle pressioni e diamo troppa importanza al risultato dimenticandoci di sottolineare l'importanza del processo. Dobbiamo metterci nell'ordine di idee che i nostri difensori di una volta erano molto forti negli uno contro uno anche perché dovevano coprire zone di campe più ridotte, mentre oggi il ruolo è un po' cambiato e anche l'impostazione ha assunto la sua importanza. Facendo perdere forse di vista altre caratteristiche".

Sulle recenti parole di Massimiliano Allegri contro la tattica insegnata nei settori giovanili: "Bisogna mettersi d'accordo su cosa intendiamo per tattica. Io mi ritrovo molto nella definizione dell'allenatore del Sassuolo Roberto De Zerbi, che la definisce come allenamento della scelta da fare nei vari momenti della partita. In questo, diventa importante anche la tecnica,  cercando di allenare aspetti che siano importanti nelle situazioni di gioco che dobbiamo andare a mettere in atto. In Spagna, Germania e ora anche Inghilterra, il calcio si affronta così sin dai settori giovanili, mentre noi siamo ancora indietro a livello di mentalità e solo i risultati sono il termometro della bontà o meno del nostro metodo, non si dà la giusta importanza al processo. Noi continuiamo a crescere giocatori reattivi, basandoci su una mentalità speculativa, quando invece all'estero ci insegnano che bisognerebbe puntare sulla proattività, sull'essere più propositivi".