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Il dramma di Seid Visin, l'ex calciatore delle giovanili del Milan morto suicida, continua a lasciare sotto choc il mondo del calcio. Complice quella lettera, un vero e proprio sfogo, scritta nel 2019 per denunciare la paura del razzismo. Dopo la terribile notizia, intanto, si susseguono le lacrime e i ricordi di chi lo ha conosciuto da vicino. Come Filippo Galli, ex responsabile del settore giovanile rossonero: "Un ragazzo timido, ma di intelligenza superiore alla media" racconta al Corriere della Sera. "Avevamo intercettato segnali della sua fragilità, tanto che aveva intrapreso un percorso grazie al progetto psicopedagogico avviato con l’Università Cattolica di Milano, ma non erano emersi turbamenti correlati al razzismo".

Commozione e sgomento anche per Manuel Locatelli, ex compagno: "L’ho conosciuto nel periodo delle giovanili del Milan. Condividevamo assieme le stanze e gli spazi del convitto rossonero, prima a Rozzano, e poi a Milano nei pressi di San Siro, sempre assistiti dai tutor che avevano il compito di farci studiare e seguirci anche nelle ore di riposo. Di lui ricordo la straordinaria solarità, la voglia di vivere e di sorridere sempre sia con i compagni di squadra coetanei sia con noi, più grandi di qualche anno. La notizia della sua morte mi lascia dentro moltissima tristezza".
L'ultimo ritratto è firmato Stefano Nava, ex allenatore di Seid: "Alle sei ho controllato WhatsApp, c’era un messaggio di un amico che mi dava la terribile notizia. 'Seid è morto'. E sa cosa ha pensato? Il mio primo impulso non è stato quello di collegare la scomparsa a un infarto ma immediatamente avevo temuto un suicidio. Posso ritenermi fortunato di essere stato il suo tecnico. Lui era diverso dagli altri, aveva una cultura e una sensibilità fuori dal comune. Lei quanti adolescenti conosce che adorano leggere? Per darle l’idea, lui era appassionato dei classici. Omero, Dostoevskij, Victor Hugo. Seid era dotato di uno straordinario talento che non ha saputo gestire. Mi spiego: a quell’età per imporsi non bastano le doti tecniche, che lui possedeva ed erano eccelse, ma è necessario assimilare concetti tattici, aumentare le conoscenze del calcio, avere una sorta di “cattiveria” che a lui è mancata. Era introverso, non partecipava alla vita di gruppo. Era come se non fosse adatto a questo nostro mondo. Era appassionato di moda, tanto che aveva dei look sempre originali. Studiava le lingue, era esperto di musica, frequentava musei. Aveva una continua sete di sapere. In effetti ero convinto che se nella vita avesse avuto la chance di sfondare non sarebbe avvenuto in campo sportivo, bensì in quello artistico".