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Nell’ultimo quarto d’ora di Atalanta-Inter abbiamo osservato gli effetti potenti dell’ennesima intuizione di Gasperini. L’importanza di leggere le partite, l’importanza di saper cambiare al momento giusto. Una svolta? Staremo a vedere. Intanto, quella necessità di “riflettere sull’assetto tattico e strutturale” affiorata dopo la batosta col Liverpool si è immediatamente tradotta in una novità di sistema contro i nerazzurri di Conte. Ma non dal primo minuto. C’è stata una sorta di ulteriore incubazione nella mente del Gasp, un tempo e una mezz’ora in cui le due squadre si sono fondamentalmente neutralizzate, al di là del punteggio provvisorio (l’Inter era passata in vantaggio al minuto 58). La Dea era piatta, e Conte le prendeva le misure: questo il quadretto. Gasperini allora, smosso dal gol subito, ha ridisegnato la partita con due accorgimenti tattici precisi, prima con un’idea intermedia fallimentare poi con un’altra variazione, stavolta azzeccatissima; insomma arrivandoci per gradi e mandando in tilt i giocatori di Conte istruiti a menadito sulla Dea fin lì conosciuta. Cerchiamo di capire perché dietro a questo tiepido pareggio (1-1) si nasconde probabilmente un altro scatto tipico della mitica Atalanta.     
 
"CORRIAMO ANCHE UN PO’ MENO" –  Facciamo un passo indietro. “Corriamo anche un po’ meno”, aveva dichiarato Gasp dopo i cinque sorrisoni di Klopp. Basta prendere l’azione del primo gol dei Reds per accorgersene.



Dubitate di chi esalta la verticalità del Liverpool per creare facili dualismi: di qua quelli del palleggio sterile, di là quelli che pensano verticale, che vogliono andare a fare gol. Minchiate: il Liverpool sa fare tutto, dunque ti sa anche mandare a vuoto col fraseggio corto e/o orizzontale, se necessario (come leggere altrimenti l’acquisto di Thiago Alcantara, che da solo incarna la quintessenza del guardiolismo?). Detto ciò, in Atalanta-Liverpool la Dea non era al massimo. Un quinto non sembrava nemmeno lui (Hateboer evidentemente non stava bene), l’altro (Mojica) era in imbarazzo nel tentativo di fermare Salah e contemporaneamente le discese di Alexander-Arnold. Dunque un po’ il palleggio degli avversari, un po’ gli smarcamenti continui dei loro attaccanti, un po’ l’atteggiamento strategico della Dea (molto prudente coi due laterali abbassati, e la conseguente libertà di azione dei terzini registi del Liverpool), di fatto sono stati fattori cruciali. Il ritardo di Freuler su Alexander-Arnold poco prima dello splendido assist del terzino per Diogo Jota fotografa perfettamente l’insieme di questi problemi concomitanti.
 
CONTRO L’INTER: LA PRIMA CORREZIONE DOPO IL GOL SUBITO – L’Atalanta contro l’Inter ha iniziato la partita come se la disfatta col Liverpool non avesse effettivamente minato le proprie certezze. Almeno per quel che riguarda il sistema di gioco: solito 3-4-1-2 col Papu trequarti, Duvan sul centrosinistra e Malinovskyi sul centrodestra del fronte d’attacco. D’altronde l’Inter non è il Liverpool, si poteva vivere di rendita un altro pochino. In realtà, come ho già scritto nel cappello introduttivo, quell’Atalanta lì, un po’ stanca e un po’ troppo conosciuta per il suo calcio, non riusciva a pungere la squadra di Conte, che zitta zitta si era portata addirittura in vantaggio al minuto 58. La prima e immediata correzione del Gasp dopo il gol subito è stata inserire Miranchuk (al debutto in Serie A). Miranchuk per Malinovskyi, un mancino per un mancino. E con il fantasista russo anche Pessina al posto di uno spento Pasalic. Non solo: in quel momento Gasperini ha cambiato la disposizione degli attaccanti, passando al 3-4-3 con Duvan al centro, Gomez a sinistra e Miranchuk a destra. Ma qualcosa continuava a non funzionare. Cosa?           



Il pressing della Dea era estremo coi due centrocampisti (Freuler e Pessina), ma su una palla giocata direttamente alle due punte da parte dei difensori o dei centrocampisti dell’Inter, si creavano squilibri alle loro spalle, un buco tra gli interni bergamaschi e i difensori in marcatura nel quale i nerazzurri diventavano pericolosi con possibili combinazioni (vedi anche l’occasionissima sprecata da Vidal).



LA MOSSA DEL 73’: IL CAMBIO DI SISTEMA – Così Gasperini, rinunciando alla sua amata difesa a tre, ha deciso al minuto 73 di togliere un difensore e un attaccante (Toloi e Duvan) per due attaccanti (Lammers e Muriel), in modo da passare a quattro dietro (Hateboer, Djimsiti, Romero, Ruggeri) e aggiungere potenziale offensivo alla squadra. In campo c’erano contemporaneamente il Papu, Miranchuk, Lammers e Muriel. Nell’ultimo quarto d’ora (il gol di Miranchuk è arrivato subito, al 79’) l’Atalanta ha raggiunto un picco di possesso impressionante (8’14 vs 2’45): in sostanza l’Inter, contrariamente al resto della partita dove il dato oscillava, non l’ha più vista. Ma come si era schierata dunque la Dea? 4-3-3 o 4-2-3-1?



La variabile Gomez faceva pendere l’Atalanta ora verso un 4-3-3 ora verso un 4-2-3-1, a seconda della sua personalissima interpretazione. Gomez poteva scendere tra i due interni a impostare o poteva raggiungere la trequarti dietro alla prima punta Lammers. Davanti, tre attaccanti agili e tecnici, fra i quali Miranchuk, un trequartista mancino riadattato a destra e capace per questo di sfruttare gli interscambi col Papu. Miranchuk che conosce benissimo questo sistema perché ci giocava nel Lokomotiv, specialmente in campionato.

IL GOL DI MIRANCHUK – Veniamo appunto all’azione del gol del pareggio siglato dal fantasista russo. Naturalmente un’azione con molti passaggi preparatori, volti a scardinare la difesa nerazzurra. Guardate lo sviluppo offensivo della Dea com’è potente.



Romero ultimo uomo fuori inquadratura, Djimsiti che partecipa al fianco di Gomez, sulla seconda linea, e sei giocatori sopra il pallone, perché Freuler si è buttato in avanti dentro al tridente. Non ha senso parlare di 1-3-6, ma lo faccio lo stesso. È ciò che vedete. E contro l’Inter. Il pallone viene giocato dal Papu a Lammers, che senza fretta, con grande tecnica e da centravanti di manovra lo smisterà poi sulla fascia sinistra servendosi di Muriel. Il colombiano, al termine della sequenza di passaggi tra lui, Ruggieri e Pessina, troverà Miranchuk con un killer-pass impressionante.     

Notate la diagonale di Bastoni e Young volta a prevenire il taglio sul secondo palo di Hateboer. Compito eseguito ma in questo modo Miranchuk è libero di ricevere sulla lunetta. Un controllo col destro.



Un tocco per aggiustarsela ed evitare il raddoppio di Gagliardini.



Infine il tiro col suo piede preferito, a incrociare, sotto le gambe di Bastoni. Proprio come fanno i campioni.



Questo giocatore ha un’eleganza superiore. Un tocco di palla raro, principesco. Ricordate il gol in Champions al debutto? 
 
PRESSARE COSÌ È PIÙ SEMPLICE- Inoltre con Aleksej al posto di Ilicic, Gasperini potrà continuare a pressare forte e al contempo difendersi anche in un’altra maniera, magari un po’ meno dispendiosa e rischiosa. Mantenendo appena più bloccati i due interni di centrocampo e utilizzando il russo come un esterno del 4-2-4 o 4-2-3-1, un po’ come fanno tante squadre iperoffensive non solo in Europa ma ormai anche in Italia (vedi Milan, Napoli e Sassuolo).    



Ed ecco che con questa disposizione adottata dalla Dea nel finale contro l’Inter, i nerazzurri facevano più fatica sia a palleggiare (perché pressati) sia a innescare direttamente le punte con un lancio.



I difensori di Gasperini potranno godere così di maggiori ‘pause’. Qui sotto Freuler, intercettato il lancio di Skriniar, avvia la transizione attivando il Papu. Semplice, in fondo.