Presente al Festival dello Sport di Trento, ha preso la parola anche il tecnico dell'Atalanta Gian Piero Gasperini: “Come ci si accosta ai giovani? Io sono stato fortunato a poter lavorare coi giovani al termine della mia carriera da calciatore. Il mio desiderio era quello di avere una vita diversa, avevo 35 anni e smettevo di giocare a calcio ma volevo mantenere la mia passione. Il mio desiderio era di iniziare a trasmettere qualcosa ai ragazzi e ho cominciato con il settore giovanile. Credo sia stata la mia più grande fortuna, perché insieme a loro ho acquisito cose che mi portò ancora dietro, come l’entusiasmo nel pensare che il calcio è un gioco e riuscire a farlo capire ai giocatori é un valore in più. Se sono d’accordo con Allegri quando dice che ai giovani non occorre riempire la testa di schemi? In questo momento non riusciamo ad avere particolare talento come invece riuscivamo a fare qualche tempo fa, nonostante l’80% dei bambini in Italia giochi a calcio. Nonostante una base così ampia, che pochi paesi hanno, fatichiamo ad avere giocatori di livello. Il problema deve per forza essere di noi adulti, che stiamo costruendo uno schema che non porta ai risultati sperati. È facile dire che una volta si giocava in strada e negli oratori, non si fa più, ma dobbiamo iniziare a guardarci in giro nelle scuole calcio. Credo che nell’età infantile bisogno dare la possibilità ai bimbi di non dare una sola specializzazione determinata ma lasciarli liberi, magari facendoli migliorare sotto l’aspetto tecnico. Il nostro è un sistema che va rivisto”.

Sulla simulazione di Chiesa nel match contro la Fiorentina: “Quello di Chiesa è un episodio. Credo che i giovani in questo senso rappresentino qualcosa di migliore e potranno portare una mentalità migliore rispetto a quella del passato, basata sul rispetto dell’avversario, sulle proprie forze. Poche volte ragioniamo sulle personalità dei calciatori, dobbiamo notare che le grandi personalità, le persone che trasmettono positività, sono quelli che poi fanno più strada. L’altro giorno anche Neymar è stato protagonista di un episodio dubbio ed ha ricevuto grandissime critiche, segno che la mentalità sta cambiando”.
Sull'addio di Cassano: “Come gestire uno come Cassano? Ma noi cosa vogliamo dai calciatori? Il calcio è uno sport di squadra ma al calciatore più forte ogni tanto viene consentito qualche eccesso, come è accaduto a Cassano. Quando si parla di gestione di un spogliatoio si chiede rispetto e disponibilità. Sarei stato felice di allenarlo perché era un grandissimo talento, ma non avrei tollerato i suoi atteggiamenti. Se rispettare i compagni significa essere soldatini, allora deviamo il modo di vivere. Ha sprecato le proprie opportunità proprio per questo”.