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Sotto osservazione, da quando è arrivato. Gennaro Gattuso non è uno che si scompone, ama la sfide e cerca la perfezione, ma nemmeno lui, che in carriera si è rimboccato le maniche, che ha mangiato la polvere, che è partito dal basso e si è meritato con il sudore e il lavoro i successi con il Milan, si aspettava un anno così intenso. Dodici mesi fa, il 27 novembre 2017, Rino prendeva il posto di Montella sulla panchina rossonera, in un anno ha affrontato a testa alta gli ostacoli che si sono presentati sul percorso, le esigenze di due proprietà diverse e la responsabilità di rialzare uno dei club più titolati al mondo, che a fatica sta cercando di uscire dall'ombra.
LAVORO, LAVORO, LAVORO - In più di un'occasione, negli ultimi dodici mesi, è stato accusato di non essere di Milan, di sbagliare le scelte, di modulo e di giocatori. Di non far giocare il Milan "da Milan". Ha incassato, in silenzio, anche quando la sua posizione è stata messa in dubbio e le voci su Conte si intensificavano​. Un anno dopo, è tempo di bilanci, e non possono non essere positivi. Il Milan di Gattuso in un anno e 37 partite di campionato ha fatto 66 punti, un risultato migliore rispetto a Inter, Roma e Lazio, peggiore solo a Napoli e Juventus. Numeri che danno valore ad altri aspetti, tutt'altro che secondari. Gattuso ha dato al Milan un'anima e un'identità tutta sua, il suo Milan ha un gruppo unito, propone calcio e lotta per la Champions League, sebbene il materiale tecnico a disposizione non sia da primissima fascia. Insomma, in un anno si è meritato il Milan, quel Milan che vuole riportare in alto.