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Dalla Serie A ai Giovanissimi provinciali di Latina: la discesa all'inferno dell'arbitro Claudio Gavillucci nel giro di soli sette mesi. Lo scorso 20 maggio dirigeva la sua 50esima e ultima partita in serie A (Udinese-Bologna), il 3 dicembre era su un anonimo campo di periferia a gestire i ragazzini di Vis Sezze-Samagor. 

Dismesso dall'associazione italiana arbitri ufficialmente per "motivate ragioni tecniche" perché ultimo nella classifica di rendimento. Ma, come si legge sul Corriere della Sera in edicola oggi, c'è poi un'altra versione tutta da verificare: avrebbe pagato la decisione di aver sospeso per 3 minuti Sampdoria-Napoli del 13 maggio 2018 per cori di discriminazione territoriale intonati dai tifosi blucerchiati contro i napoletani. Era il 31' del secondo tempo e il 39enne Gavillucci decise di fermare la partita, poi vinta 2-0 dalla squadra allenata da Sarri. Il presidente blucerchiato Ferrero scese in campo per chiedere alla sua curva di smetterla. 

Gianluca Ciotti (l'avvocato di Gavillucci che ha fatto ricorso contro la dismissione, il primo grado di giudizio ha confermato la scelta dell'Aia e ora si vedrà cosa accadrà a metà gennaio davanti alla Corte d'appello federale), racconta: "Ha fatto quello che era suo dovere e in suo potere fare. Ha applicato il regolamento e dopo due annunci dello speaker ha sospeso la partita. I cori erano stati colti da tutti e non poteva ignorarli. Era la scelta giusta. La scelta di sospendere una partita è difficile, l'arbitro ha una pressione enorme. E quella decisione fu giusta. Chissà perché però non pesò in modo positivo sul giudizio degli osservatori che dovevano valutare la prestazione di Gavillucci...".