Come volevasi dimostrare. Poco meno di due mesi fa, al termine di una lunga analisi sui bilanci annuali del Genoa a partire dal 2003, Calciomercato.com aveva ipotizzato che la cessione di Piatek al Milan intervenuta durante il mercato di gennaio sia servita a sistemare i conti societari in profondo rosso (LEGGI QUI).Ciò che la lettura del bilancio genoano al 31 dicembre 2018 ha confermato in pieno.

Siamo stati veggenti? Assolutamente no. Più modestamente, abbiamo individuato nei conti della società rossoblu una linea di tendenza che pare inarrestabile, e che continua a fare delle plusvalenze da players trading realizzate nel 13° mese (quello di gennaio) il salvagente per i conti dei 12 mesi precedenti. La lettura dell'ultimo documento di bilancio non si limita a confermare un trend cui per il momento gli amministratori del Genoa non trovano alternativa né rimedio, ma offre anche alcuni segnali sulla struttura della spesa e dell'indebitamento societari.
 
TRA 2446 E 2447 - Tocca ripetersi anche nei titoli dei paragrafi. Ma non si può fare altrimenti, dato che a partire dal bilancio al 30 giugno 2006 i conti del Genoa Cricket and Football Club SPA finiscono regolarmente entro il territorio dei due fatidici articoli del Codice Civile: il 2446 (riduzione di un terzo del capitale sociale) e il 2447 (riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale).

​Durante i primi anni questa situazione è stata risolta grazie ai versamenti dell'azionista di maggioranza. Ma a partire da un certo momento si è fatto ricorso alle plusvalenze da calciomercato per rimettere a posto i conti. Dapprima esse hanno contribuito ad aggiustare la situazione, per poi diventare la risorsa preponderante o unica.

La circostanza si è ripresentata nel caso dell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2018. Con la conclusione dell'anno solare, come sta scritto anche nella nota del revisore indipendente Nexia Audirevi, i conti consolidati presentano un rosso di 4 milioni di euro e un patrimonio netto negativo per 44,9 milioni di euro “al netto degli effetti della plusvalenza di circa 24,5 milioni, realizzata in data 30 dicembre 2013 dalla controllante Genoa Cricket and Foootball Club S.p.A. a seguito dell'operazione di conferimento del ramo d'azienda relativo all'area commerciale legata allo sfruttamento del Brand Genoa, nella società Genoa Image S.r.l. interamente controllata”. Per quanto riguarda i conti della controllante Genoa Cricket and Football Club SPA, essi registrano un rosso di 4,8 milioni di euro e un patrimonio netto negativo da 15,7 milioni di euro. Dunque si tratta di condizioni da articolo 2447 del Codice Civile. Che però, come viene esplicitato sia nella relazione del revisore indipendente, sia nella relazione sulla gestione, è stata superata “nel corso della sessione invernale di calciomercato”, che ha permesso di realizzare “importanti plusvalenze per Euro 34,7 milioni”. Ciò che ha consentito di uscire dalle secche degli articoli 2447 e 2446.

Ciò che si registra è dunque una nuova puntata della saga sul Bilancio del 13° Mese. Quanto alle plusvalenze realizzate, come scritto nella relazione sulla gestione, esse sono ricavate dalle cessioni di Krzysztof Piatek al Milan, di Luca Zanimacchia alla Juventus e di Pina Nunes al Chievo. Conosceremo le cifre esatte soltanto quando potremo leggere il bilancio al 31 dicembre 2019, a meno che nel frattempo il club rossoblu volesse cortesemente fornire lumi in un impeto di trasparenza.

Va ricordato che la correzione del 13° mese rispetto al bilancio chiuso al 31 dicembre 2017 venne attribuita alle plusvalenze realizzate durante il calciomercato di gennaio 2018, grazie alle cessioni di Pietro Pellegri al Monaco e di Ricardo Centurion al Racing Club. Ma la lettura dei numeri reali, a un anno di distanza, racconta una realtà diversa. In quel caso i conti sono stati aggiustati soltanto dalla plusvalenza su Pellegri (20.172.727 euro), dato che quella su Centurion è stata pochissima cosa (144.219 euro). Ma è il dato generale sulle plusvalenze, unito all'accresciuto incasso da cessione dei diritti televisivi, a suscitare altre considerazioni.
 
FINO A QUANDO BASTERÀ CEDERE PIATEK? - La tabella che vi riportiamo qui sotto illustra le plusvalenze da calciomercato realizzate dal Genoa durante l'anno solare 2018.
 

 
Il conto fa 48.927.996 euro. Dunque il club guidato da Enrico Preziosi si avvicina alla soglia dei 50 milioni di euro di plusvalenze. E se ci si limitasse a considerare questo dato, verrebbe da dire: chapeau! Non si tratta del massimo storico durante la gestione di Preziosi (il bilancio al 31 dicembre 2012 registrò plusvalenze per 54.369.195 euro, quello chiuso l'anno precedente andò oltre con 62.162.043 euro), però rimane una cifra estremamente rilevante. E tuttavia non ci si può limitare a considerare quel dato. Bisogna inserirne altri. Fra questi, un altro di carattere positivo: l'incasso da diritti televisivi, che da un anno all'altro è balzato da 36.693.734 euro a 43.184.952 euro, con un incremento di 6.491.218 euro. E in questo caso siamo davvero davanti a un massimo storico, dato che il precedente picco era stato realizzato coi 39.338.378 euro del bilancio al 31 dicembre 2015. Ma dati per assunti questi (grassi) numeri, viene da chiedersi: allora come è possibile che il debito del Genoa si impenni anziché decrescere? Perché l'aumentare del debito genoano è l'aspetto più significativo ricavato dalla lettura dell'ultimo bilancio d'esercizio. E di questo debito bisogna fare una valutazione analitica, disaggregando i singoli elementi che lo compongono.

Riguardo a ciò, va posta una premessa di carattere tecnico. Fino all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2017, il documento di bilancio del Genoa faceva riferimento esclusivamente all'azienda Genoa Cricket and Football Club SPA. Invece a partire dal documento d'esercizio chiuso al 31 dicembre 2018 siamo in presenza di un bilancio consolidato, che raccoglie i dati di Genoa Cricket and Football Club SPA (capogruppo) e Genoa Image SRL. Questo comporta che fra i dati del bilancio civilistico (relativo al solo Genoa Cricket and Football Club SPA) e del bilancio consolidato (con Genoa Cricket and Football Club SPA più Genoa Image SRL) possano esservi degli scostamenti su alcune voci del debito. Ciò è riscontrabile se vengono confrontate le singole voci di debito al 31 dicembre 2017 per come sono riportate nel documento di bilancio consolidato al 31 dicembre 2018, e le stesse voci del debito al 31 dicembre 2017 per come erano riportate nel bilancio al 31 dicembre 2017. Fatta questa premessa, si può procedere alle valutazioni del caso.

Il dato di bilancio al 31 dicembre 2018 fotografa un debito che si attesta sui 203.635.586 euro (da bilancio consolidato). Come dimostra una nostra elaborazione sui bilanci annuali a partire dal 2003, non si tratta nemmeno del dato peggiore, poiché a fine 2012 il debito genoano viaggiava verso i 300 milioni di euro:
 
  • 30/6/2003:      28.141.336
  • 30/6/2004:      34.379.368
  • 30/6/2005:      33.892.892
  • 30/6/2006:      22.089.737
  • 30/6/2007:      35.350.765
  • 30/6/2008:      80.245.948
  • 31/12/2008: 122.414.072
  • 31/12/2009: 169.358.884
  • 31/12/2010: 206.318.040
  • 31/12/2011: 285.330.754
  • 31/12/2012: 289.147.633
  • 31/12/2013: 236.557.697
  • 31/12/2014: 173.816.319
  • 31/12/2015: 189.659.138
  • 31/12/2016: 188.601.645
  • 31/12/2017: 173.302.994 (il dato riportato nel bilancio consolidato al 31/12/2018  è di 175.198.785 euro)
  • 31/12/2018: 203.635.586 (bilancio consolidato)
* elaborazione Calciomercato.com
 
Ma rimane il fatto che la tendenza verso l'abbattimento del debito, avviata con l'esercizio 2014, risulti pienamente contraddetta dall'ultimo esercizio. E ancora più interessante è capire quali siano i capitoli sui quali i conti genoani esplodono.

Le nostre elaborazioni dimostrano che su molti capitoli un reale risanamento sia stato avviato. Il debito verso le banche è sceso a 9.023.282 euro dopo aver toccato un picco di 24.908.977 euro nel bilancio al 31 dicembre 2012. Il debito verso i fornitori è stato abbattuto a 4.183.581 euro dopo aver raggiunto quota 31.707.310 euro nel 2012. Rimangono alti i debiti tributari, che toccano quota 58.673.032 euro, ma si tratta di una cifra in discesa rispetto ai 63.255.955 euro dell'esercizio chiuso il 31 dicembre 2017. Diminuisce anche il debito verso gli istituti di previdenza, che si attesta a quota 1.119.170 euro dopo aver toccato 3.533.402 euro col bilancio al 31 dicembre 2013. E si registra ulteriori diminuzioni sia alle voci “Altri debiti” (15.532.918 euro, dopo aver toccato il picco coi 51.831.713 euro del bilancio 2016) e “Debiti verso altri finanziatori” (49.919.727 euro, con un massimo di 59.478.752 euro raggiunto col bilancio al 31 dicembre 2011).

Ma allora dove sta l'emorragia? In primo luogo, c'è da guardare all'unica voce di debito che cresce mentre le altre diminuiscono: quella etichettata come “debiti verso enti settore specifico”, cioè altre società di calcio. Nel bilancio al 31 dicembre 2018 questa voce s'impenna: 65.184.626 euro, soltanto in parte compensati da crediti per 58.072.719 euro, e comunque al massimo storico dato che il precedente picco era stato toccato coi 52.851.345 euro del 2011.

Ma bisogna tenere anche conto dei costi. Come riferisce la tabella pubblicata dalla Figc, il Genoa è al settimo posto fra le società di Serie A per spesa in commissioni per agenti e intermediazioni (QUI). Con 7.659.668,51 euro si piazza davanti a società come Fiorentina, Atalanta e Lazio. Ma è soprattutto il costo del lavoro a sembrare fuori controllo.

Ancora una volta vi proponiamo due elaborazioni di Calciomercato.com. La prima riguarda la voce “Salari e stipendi”, che a partire dal bilancio al 30 giugno 2006 s'arricchisce col dato specifico relativo ai tesserati. Le cifre dimostrano che, dopo lo sforzo di ridimensionare i costi avviato nell'anno solare 2014, le cifre siano risalite fino a toccare un nuovo massimo storico:
 
  • 30/6/2003:   ---   9.485.203
  • 30/6/2004:   ---  13.299.880
  • 30/6/2005:  ---   14.546.309
  • 30/6/2006:   ---   8.026.996    (tesserati 7.538.783)
  • 30/7/2007:  ----- 16.451.334   (tesserati 15.743.881)
  • 30/6/2008:  ----- 26.155.134   (tesserati 24.244.038)
  • 31/12/2008: ---- 18.031.437   (tesserati 16.731.122)
  • 31/12/2009: ---- 39.064.081   (tesserati 36.061.335)
  • 31/12/2010: ---- 49.252.436   (tesserati 45.808.618)
  • 31/12/2011: ---- 49.430.875   (tesserati 45.645.659)
  • 31/12/2012: ---- 50.993.456   (tesserati 47.206.127)
  • 31/12/2013: ---- 51.790.383   (tesserati 48.066.808)
  • 31/12/2014: ---- 44.239.554   (tesserati 40.797.743)
  • 31/12/2015: ---- 44.014.752   (tesserati 40.784.376)
  • 31/12/2016: ---- 46.193.510   (tesserati 42.361.363)
  • 31/12/2017: ---- 48.537.376   (tesserati 44.590.595)
  • 31/12/2018: ---- 52.510.633   (tesserati 48.338.978)
*elaborazione Calciomercato.com
 
E lo stesso discorso vale riguardo al numero dei calciatori tesserati, che nell'esercizio chiuso lo scorso 31 dicembre tocca quota 48:
 
  • 30/6/2006:  ------ 28
  • 30/6/2007: ------  35
  • 30/6/2008   ------ 36
  • 31/12/2008:  ---  43
  • 31/12/2009:  ---  47
  • 31/12/2010:  ---  42
  • 31/12/2011:  ---  39
  • 31/12/2012:  ---  40
  • 31/12/2013:  ---  44
  • 31/12/2014:  ---  35
  • 31/12/2015:  ---  35
  • 31/12/2016:  ---  39
  • 31/12/2017:  ---  43
  • 31/12/2018:  ---  48
* elaborazione Calciomercato.com
 
In generale, è l'intera pianta organica del Genoa a presentare dimensioni rilevanti. La tabella che riportiamo qui sotto, prelevata dal bilancio appena pubblicato, riferisce che il personale “mediamente in forza” durante l'esercizio 2018 ha toccato quota 172, ben 13 in più rispetto all'esercizio dell'anno precedente.
 

 
Questo lo stato dei numeri genoani. E rispetto a ciò si promette d'insistere nella caccia alla plusvalenza, come si legge nella relazione sulla gestione alle pagine 4 (dove si parla di “(...) migliorare ulteriormente il risultato relativo alle plusvalenze realizzate con conseguente ottenimento di flussi di cassa sufficienti al sostegno finanziario del Gruppo (...)”) e 7 (dove si parla del valore iscritto a bilancio alla vice “diritti pluriennali di calciatori”, e si sottolinea che “tale valore rileva un complessivo aumento degli investimenti in acquisizione calciatori ma risulta necessario evidenziare come il valore contabile di alcuni calciatori risulti notevolmente sottostimato rispetto ai valori di mercato, anche sulla base di offerte ricevute per l'acquisizione di alcuni calciatori nel corso dell'ultima sessione di mercato”).

Ma fino a quando le plusvalenze da calciomercato saranno sufficienti, senza il rischio di dover ricorrere a un 14° mese?