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A dieci giorni di distanza l'eco della vittoria ottenuta sulla Juventus fa ancora notizia in casa Genoa. L'ultimo in ordine di tempo a tornare sull'argomento è Ivan Radovanovic: "Siamo stati i primi a farlo in questa stagione e farò il tifo affinché non ne perda altre da qui alla fine - ha dichiarato il serbo al Secolo XIX - È una vittoria che ci ha tolto tutti i limiti. Mi resta nel cuore e nella mente l’immagine dello stadio così pieno di entusiasmo, sotto il sole e con tante bandiere. È anche per questo che ho scelto il Genoa dopo 5 anni e mezzo di Chievo. Club a cui sarò sempre riconoscente ma ora il Genoa è una sfida che mi affascina. Quando è arrivata la telefonata ho accettato subito. C’è pressione ma ci sono anche momenti come la vittoria sulla Juve, uno spettacolo".

Cresciuto in un paese martoriato dalla guerra Radovanovic ha spiegato come per lui le pressioni a cui è sottoposto un calciatore abbiano poco significato: "Avevo 11 anni, ho visto le finestre di casa mia saltare in aria durante i bombardamenti. Figuratevi se mi fa paura sbagliare un passaggio o sentire fischi e critiche".

Il mediano balcanico ha poi spiegato l'origine del suo soprannome, il Turco, che l'accompagna ormai da diverso tempo: "Colpa degli argentini, Spolli in testa. È un’espressione catanese, mi hanno visto una volta con la barba lunga, tutto scuro e hanno iniziato a chiamarmi così nello spogliatoio. Peccato non aver ritrovato qui Spolli, grande calciatore e grande persona".

Un'osservazione infine sui difetti da limare: "Devo avere più coraggio e provare maggiormente il tiro. Segno troppo poco, dovrei farne tre o quattro a stagione. Ma la mia preoccupazione principale è sempre quella di difendere la porta. Certo, il Genoa gioca più offensivo e quindi anche io devo osare di più".