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    Genoamania: Ballardini e l'ennesimo miracolo (che per molti è solo fortuna)

    Genoamania: Ballardini e l'ennesimo miracolo (che per molti è solo fortuna)

    • Marco Tripodi
    La fortuna aiuta gli audaci. E fa arrabbiare gli invidiosi, che quando non sanno come giustificare i successi altrui la tirano in ballo. Come se essere baciati dalla Dea Bendata fosse un crimine o qualcosa di cui vergognarsi. L’intenzione di questi ultimi, tuttavia, è piuttosto chiara ed altrettanto infantile: sminuire i meriti di un rivale, riconoscendo solo il suo rapporto privilegiato con la buona sorte. Un modo per dire che lui non è più bravo di me, è solo più fortunato.
     
    BERSAGLIO FACILE - Un comportamento che nel calcio è vecchio almeno quanto le regole che lo governano e che ciclicamente finisce per colpire un po’ tutti i suoi protagonisti. Una delle ‘vittime’ più recenti e gettonate di questa disciplina è il tecnico del Genoa Davide Ballardini, additato da molti anti-Grifone come l’uomo più fortunato del globo, una sorta di Gastone del Pallone. Un’etichetta più volte appiccicatagli addosso anche in passato e che nell’ultima settimana è stata rispolverata alla luce della vittoria in rimonta ottenuta venerdì scorso a Parma. Un successo che in tanti giudicano immeritato che ha premiato i rossoblù in maniera eccessiva rispetto a quanto fatto vedere in campo. Le prodezze di Scamacca e di Perin risultano quasi dei boomerang, come se un centravanti e un portiere non fossero pagati per fare ciò che hanno fatto loro in Emilia, cioè far gol ed evitarli. Nessun demerito degli attaccanti ducali viene enfatizzato. Agli occhi dei detrattori l’1-2 del Tardini è frutto solo del vento benevolo che soffia su Pegli dall’antivigilia di Natale, giorno dell’insediamento del Ballardini-quater. Le sei posizioni scalate in meno di un trimestre, i 22 punti accumulati in 15 partite, il ritmo di marcia da zona Europa tenuto dal 23 dicembre ad oggi sono per molti solo frutto del caso.
     
    RAFFRONTO - Da cosa derivi la certezza di costoro non è chiaro saperlo. Anche se il paragone con il più recente predecessore del Balla un aiuto in tal senso lo dà. Ma l’innegabile sfortuna che ha colpito Rolando Maran, che per mesi ha pagato le conseguenze del ciclone virale che ha travolto la sua squadra alla seconda di campionato, non può essere un metro di paragone adeguato per giudicare Ballardini. Non essere sfortunato non significa necessariamente essere l’esatto opposto. Altrimenti il discorso dovrebbe valere per tutti quegli allenatori di A che non hanno avuto l’organico falcidiato dal Covid.
     
    SOLO FORTUNA? - Chi si ostina a ricondurre i successi del ravennate solo alle dimensioni dei suoi cuscinetti posteriori non solo è un ingeneroso ma soprattutto sembra vivere in una dimensione molto distante dalla realtà. E la dimostrazione per sconfessarlo definitivamente arriva dal curriculum dello stesso Ballardini. Uno capace di prendere una squadra alla deriva, condannata ad un’inesorabile caduta in B, e condurla ad una salvezza poco meno che miracolosa. Un’impresa abituale per lui che c’è già riuscito non una, non due ma ben tre volte in passato. E che ora sta per ripetere nuovamente. Quattro su quattro.

    Davvero credete che sia solo una questione di fortuna?

     

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