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In un'umida domenica di fine giugno, dopo un tira e molla durato oltre due mesi, Enrico Preziosi è finalmente uscito allo scoperto: "Il Genoa sarà ancora mio" ha annunciato candidamente il Joker alla Gazzetta dello Sport, spazzando via in un attimo i fiumi di parole scritti e detti nell'ultimo trimestre.

So che dirlo adesso, con il vantaggio del senno del poi, può sembrare fin troppo facile. Eppure io all'eventualità che il re dei giocattoli decidesse di disfarsi in fretta e furia di quello che per una dozzina d'anni è stato il suo balocco preferito ci ho sempre creduto poco.

Non tanto perchè debba dubitare della parola di Preziosi, che fino a prova contraria vale quanto quella di chiunque altro, almeno per quanto mi riguarda. Ciò che mi ha sempre insospettito è la grande confusione che ha accompagnato la vicenda del presunto passaggio di mano. Troppi nomi, troppe ipotesi e troppa fretta: nulla che a mente lucida facesse realmente credere ad un epilogo positivo della questione.

La compravendita di un club calcistico di questo livello è una faccenda talmente delicata ed articolata che non sarebbe possibile riuscire a concretizzarla nell'arco di qualche settimana, neanche quando l'acquirente è noto e pubblicamente esposto, come ben sanno a Palermo, tanto per fare un esempio. 

La verità è che prima di comprare una squadra di calcio del valore, non solo economico, del Genoa chiunque ci penserebbe a lungo. Gli sceicchi sciocchi e i cinesi scialacquatori che prelevano club tanto per togliersi uno sfizio sono creature mitologiche che esistono solo nei sogni degli ammalati di pallone.

La realtà è che chi investe nel dorato mondo della pedata lo fa appunto per riceverne un tornaconto economico importante. Non si spiegherebbero altrimenti i vari magnati esotici che nell'arco di un decennio o poco più hanno colonizzato il calcio europeo. Oppure c'è ancora qualcuno che crede che Suning sia davvero tifoso interista o che nella sua rigida infanzia sovietica Abramovich sognasse da grande di acquistare una fino ad allora semi-sconosciuta squadra londinese?
In un mondo sempre più devoto al dio denaro, è quasi naturale che anche il calcio rientri in questa logica. Il mecenatismo, se mai è esistito, è morto da un pezzo.

Nessun imprenditore oggi, qualunque sia il suo conto in banca, si azzarderebbe ad investire in un club come il Genoa, caratterizzato da uno dei pubblici più calorosi ed esigenti d'Italia, senza prima calcolare per bene tutti i pro ed i contro.

Questo non significa che il Grifone resterà eternamente nelle mani di Preziosi. Anzi, sono convinto che tra non molto il passaggio di consegne ci sarà. Solo non avverrà così rapidamente come tanti (giustamente?) speravano.