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La sensazione è che questa volta sia davvero finita. Il Genoa è in vendita e Preziosi cederà alla corte di qualche altro imprenditore pronto a rilevare il Grifone. In molti proveranno a farsi pubblicità, accostandosi al vecchio balordo, solo per far comparire il loro nomi sui giornali. Altri, invece, faranno sul serio e non incontreranno ostacoli diversi da quelli puramente economici. Perché Preziosi è amareggiato, per dirla con le parole di Foschi. Perché è vero che il presidente è legato alla città e a quei colori, ma la situazione va scaldandosi giorno dopo giorno e prima o poi finirà per bruciare troppo.

Ieri i tifosi, quelli più duri, quelli della Gradinata Nord ormai completamente schierata contro il presidente, sono saliti a Pegli contestando l'operato della società ma sostenendo la squadra. Come dire: soffriremo insieme a chi scenderà in campo ma non a causa o per chi è alla guida della società. L'ultimo atto della lunga e travagliata rappresentazione che ha coinvolto Preziosi e il Genoa dunque si avvicina. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta da quel lontano 2003, e forse quei ponti ormai sono troppo logori per trovare stimoli e idee giuste per continuare. Le ultime scosse del terremoto che coinvolge il Genoa da quando Gasperini ha lasciato la panchina potrebbero portare al  movimento tellurgico finale: quello in cui a scendere dalla poltrona sarà chi sta più in alto di tutti.

Un ultimo atto che sarà decisivo per il futuro rossoblù. Preziosi dovrà essere abile a cedere la società ad un uomo capace, ricco ed entusiasta, uno che non si faccia abbattere dalle difficoltà e che possa far crescere la società più antica d'Italia. L'interessamento di un gruppo georgiano che farebbe capo al primo ministro e giostrato a tutti gli effetti da Kaladze potrebbe essere la soluzione giusta. Uno sceicco dell'est che da magnate dell'energia potrebbe inserirsi alla guida del Genoa per donare nuova linfa al Grifone. L'idea c’è, ora bisognerà concretizzarla. L'era Preziosi potrebbe essere davvero agli sgoccioli.