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Quello di Enrico Preziosi è un atto di guerra bello e buono.

La decisione del presidente del Genoa di richiamare Ivan Juric alla guida del Grifone assomiglia tanto ad una prova di forza la cui principale ed inevitabile conseguenza sarà l'interruzione di quella tregua armata in essere da un paio d'anni tra lui e gran parte della tifoseria rossoblù.

"Il Genoa è mio e ne faccio ciò che voglio": sembra voler dire il re dei giocattoli a chi lo contesta. E per darne pratica dimostrazione non ha trovato di meglio che prendere l'unica decisione che tutti avrebbero evitato.

Sì, perché mai come in questo momento quel variegato e frammentato mondo che è il popolo rossoblù appare compatto nello schierarsi contro una decisione assurda. Mentre l'esonero di Davide Ballardini è stato negli ultimi tempi un argomento di discussione, il richiamo di quello che, statistiche alla mano, è stato il peggior allenatore genoano degli ultimi anni non era neppure un'opzione. Eppure da uomo ed imprenditore imprevedibile qual è, ancora una volta il Joker ha saputo sorprendere tutti calando una carta che francamente nessuno si aspettava potesse essere ancora nel mazzo rossoblù.
Ma siccome, come recita una legge fondamentale della fisica, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, la mossa presidenziale non può non avere conseguenze devastanti sull'atmosfera di un ambiente che sperava per una volta di vivere una stagione quantomeno tranquilla.

La tregua dunque è finita e il primo segnale lo si avrà molto probabilmente già oggi pomeriggio a Pegli, alla ripresa degli allenamenti. Tuttavia prendersela con i giocatori e con Juric, che al di là di tutto resta un galantuomo e un genoano vero, non penso sia la soluzione migliore. Questa scelta assomiglia tanto a quelli che sul treno s'arrabbiano col controllore perché il convoglio è in ritardo, non capendo che chi si ha davanti subisce i danni delle mancanze di altri proprio come chi paga il biglietto. E anche in questo caso al vero responsabile di questa situazione non arriveranno che flebili grida ovattate dalla distanza.

Personalmente non ho mai amato troppo le contestazioni calcistiche e quasi mai le ho condivise non solo quando riguardavano il Genoa. Nessuno ci costringe ad andare allo stadio o ad abbonarsi alla pay-tv. Se lo facciamo dobbiamo accettare i rischi che ciò comporta e essere in balia degli umori di chi apre il portafoglio è uno di questi. Vero è che il calcio è una passione alla quale è difficile rinunciare una volta che ne si viene contagiati ma, anche se in pochi sembrano ricordarselo, questo è e resta pur sempre un gioco. Se non ci si diverte più si dovrebbe provare semplicemente a smettere di giocarci.