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Qualcuno disse che si nasce rivoluzionari e si muore pompieri. Gianni Rivera, il campione assoluto del calcio che fu, è sempre stato un personaggio il quale scelse di viaggiare controcorrente e di battersi pubblicamente affinché la società potesse essere gestita seguendo il senso della giustizia a tutti i livelli e in ogni settore. Fisicamente fragile, ma con un cuore da gladiatore, si è sempre adoperato in questo senso sia all’interno dell’ambiente dove lavorava e sia anche in terreni più ampi e molto scivolosi.

Gli Anni Settanta furono connotati da uno strumento di avanguardia il cui nome era “Telefono Amico”. Un canale riservato a tutti coloro i quali, per motivi differenti, vivevano un momento di grave disagio se non addirittura di disperazione. Era sufficiente comporre il numero indicato per poter dialogare, in maniera del tutto riservata, con uno degli operatori sociali del gruppo. Gianni Rivera era una di quelle voci. La classica “mosca bianca” per il pianeta pallone che, già, allora sembrava scollato dalla quotidianità.
Ma l’impegno di quello che Gianni Brera aveva definito “l’abatino” non si esauriva qui. Quotidiano e incessante era il suo lavoro per l’associazione “Mondo X”, fondata dal suo grande amico frate Padre Eligio, la quale apripista nel nostro Paese si occupava degli emarginati, dei più fragili e del recupero di quelle persone giovani e anche meno che erano cadute schiave della tossicodipendenza. A questo vanno aggiunte tutte le battaglie condotte da Gianni Rivera contro il calcio dei potenti e le lobbies arbìtrali che gli costarono una valanga di squalifiche.

Con un pedigree del genere, improntato ad una visione illuministica del mondo, di tutto mi sarei aspettato tranne dover vedere e sentire Gianni Rivera, ospite di Bruno Vespa a “Porta a porta”, vestire i panni discutibili di un “no vax” e annunciare pubblicamente che lui, ultrasettantenne e quindi soggetto fragile, non farà mai il vaccino anti Covid e consiglia a tutti i giovani di stare alla larga da ciò che, in realtà, ci sta salvando la vita. Ciliegina sulla torta quando Rivera ha dovuto rispondere ad una domanda sul virologo Burioni. Ha ironizzato: “Burioni chi? Io conosco Buriani che giocava con me nel Milan”. Questa volta il leggendario numero 10 ha sbagliato un gol a porta vuota.