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Dalle curve di Inter, Roma, Napoli fino a quelle dei campionati minori, il sentimento comune è quello della contrarietà alla ripresa del campionato
Il calcio è tornato. Nelle giornate di sabato 21 e domenica 22 giugno si svolti i recuperi della venticinquesima giornata della Serie A, interrotta lo scorso febbraio per l’epidemia da coronavirus. Restano dodici gare da disputare, con un campionato, il più lungo di sempre, che ci terrà compagnia fino al 2 agosto. Si è trattata di una decisione presa in modo graduale e dopo una lunga riflessione da parte della federazione italiana, dovuta alle misure da prendere laddove ci fosse un caso positivo, tra calciatori, staff e dirigenza. In questa circostanza, la squadra dovrà osservare quattordici giorni di quarantena, con la sola possibilità di svolgere allenamenti settimanali.
Il parere negativo.

Se da un lato la ripresa del campionato consente uno svago a milioni di appassionati dopo mesi difficili, dall’altro è opportuno fare una riflessione, analizzando gli aspetti negativi: la difficile crisi economica del nostro paese, l’alto tasso di disoccupazione. Questi particolari non sono sfuggiti agli ultras che più volte hanno manifestato la propria contrarietà, ultima in ordine di tempo la Curva Maratona del Torino. Nelle settimane scorse anche le curve di Roma, Lazio, Inter, Genoa e Napoli hanno manifestato il proprio dissenso attraverso striscioni postati fuori dai rispettivi stadi. Anche nelle categorie minori vi sono state simili forme di protesta.
Prima la Bundesliga poi la Premier League e ora la Serie a, il calcio riparte ma senza la componente principale, quella de tifosi. Quei stessi tifosi costretti a guardare i propri beniamini dalla televisione e che contestano il fatto che la federazione italiana, come avvenuto in altri casi, ha posto l’interesse economico dinanzi a quello umano, visto l’alto numero di morti che il covid-19 ha provocato.