Higuain, Rugani, Hysaj... tanti i nomi del mondo di Sarri accostati al suo Chelsea in costruzione. Il Pipita è andato al Milan, gli altri due sono rimasti con Juve e Napoli. Solo uno si è mosso, solo uno ha seguito il suo maestro, quello che gli ha fatto fare il salto di qualità, ridandogli una vita calcistica dopo il buio in cui si era smarrito con Rafa Benitez: Jorginho. Era tutto fatto col City di Guardiola, ha sterzato alla fine, sponda Londra, per diventare già un punto fermo dei Blues

PUNTO FERMO - Sempre in campo, in amichevole come nelle gare ufficiali, Sarri non ha mai rinunciato al suo regista: il Chelsea ha faticato contro il Man City degli extraterresti, ci ha messo qualche minuto per prendere le misure con l'Huddersfield, ma si sono visti sprazzi di calcio sarriano. Il primo Napoli di Sarri perse contro il Sassuolo, senza Jorginho ma con Valdifiori, il primo Chelsea di Sarri vince con l'Huddersfield ruotando intorno a Jorginho.

GOL E REGIA - Niente azioni esaltanti alla Napoli maniera (tanti strappi dei singoli, come Willian e Hazard, quando chiamato in causa), ma l'attenzione e l'uscita di palla da dietro, con la formazione di tanti piccoli triangoli, sono uno schizzo di quel che sarà. E uno dei tre vertici è costantemente Jorginho: regia pulita, come sempre; personalità, come sempre, con quel pallone preso sotto mano e quel rigore calciato con freddezza. Gol e regia, ordine e personalità: se non è ancora del tutto il Chelsea di Sarri (ed è comprensibile, visto il poco tempo che ha avuto a disposizione), è già il Chelsea di Jorginho. 

@AngeTaglieri88