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Gol sbagliati, nervosismo, lacrime finali. Il fallimento Mondiale del Belgio lascia negli occhi i frame della stella più attesa. Romelu Lukaku non ha lasciato il segno. La sua avventura in Qatar, aspettata da mesi, inseguita a causa dei problemi fisici e complicata dai risultati, si è trasformata in un film horror. 

POCO LUCIDO - La gara di Romelu Lukaku è durata 45 minuti. Roberto Martinez ha gettato il suo "9" nella mischia contro la Croazia all’inizio del secondo tempo, per sbloccare quello 0-0 che alla fine è stato una condanna. In realtà l’inerzia della gara era anche cambiata: i Diavoli Rossi hanno costruito occasioni in serie con un riferimento al posto di Mertens, ma non hanno trovato il guizzo giusto proprio per la poca lucidità dell’attaccante dell’Inter. Big Rom ha rotto il ghiaccio con un colpo di testa al 50’, bloccato da Livakovic. Poi la prima grande occasione, al 60’, con il palo centrato da buona posizione. Già qui, il vecchio Romelu non avrebbe fallito. Pochi minuti dopo, è stato ancora protagonista in negativo: sul cross di De Bruyne, il suo colpo di testa a due passi dalla linea è finito incredibilmente alto.

ERRORI IN SERIE - Lukaku ci ha provato con tanta buona volontà, ma l’assenza di condizione evidente si è tradotta in scarsa lucidità. Nei tocchi e nei movimenti. Se la goffa deviazione all' 87’, sul tocco di Thorgan Hazard, è sembrata giustificabile, le scusanti cadono al 90’, con l’errore più clamoroso. E che, facile da da prevedere, accompagnerà il gigante dell’Inter per le prossime settimane, se non mesi. Doku serve Thorgan Hazard sulla destra, il suo cross attraversa l’area e arriva a Lukaku, che prova qualcosa a metà tra uno stop e un appoggio in rete con il petto e di fatto la passa a Livakovic. Il portiere della Croazia ringrazia, il Mondiale del Belgio finisce. 


NERVOSISMO - Al triplice fischio, l’attaccante dell’Inter è apparso nervoso. Le immagini Rai hanno mostrato un pugno spaventoso sferrato al lato della panchina, con pannello caduto per ovvi motivi. Poi Big Rom è stato inquadrato in lacrime, consolato da Thierry Henry. Troppo grande il peso di un fallimento così. Anche per spalle larghe come le sue.

E ORA, L’INTER - Adesso il belga dovrà tornare a pensare all’Inter, alla Serie A e a una stagione non partita benissimo. Metabolizzare il fallimento sarà il primo passo per rimettersi in moto e riprendersi la maglia nerazzurra, per guadagnare una conferma che oggi non è più così scontata.