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Da dove cominciamo? Dal bicchiere mezzo pieno o da quello mezzo vuoto? Da una grande partita finita così così (due punti buttati via), o da una clamorosa occasione sciupata? Il Chievo è grande, stavolta in tutto, ma è addirittura straordinario negli sprechi. Roba da Oscar, se non fosse che adesso girano a tutti le scatole e non c'è proprio voglia di riderci su. Quando non vinci partite così, non ti resta che una cosa, anzi due: la prima, farsi benedire alla svelta; la seconda, battersi il petto (e anche qualcos'altro...) e recitare mille volte "mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa", come insegnavano una volta al catechismo.  INCREDIBILE. Ma come si fa a non vincere una partita così? Dominata, praticamente dall'inizio alla fine. Magari anche per quel po' di stanchezza che l'Udinese inevitabilmente tradisce, dopo l'infausto giovedì di Coppa. Il Chievo comanda, costruisce, offre calcio di marca anche su un campo pesantissimo, spreca, ci riprova, poi che fa? Quando va in vantaggio la prima volta, si fa pescare dal primo traversone in area dell'Udinese. Oh, attenzione, un minuto prima, aveva pure beccato gol annullato (ingiustamente) per fuorigioco che non c'è. Mica è finita, state attenti. La ripresa è anche peggio del primo tempo. L'Udinese scompare, il Chievo insiste, gli danno un rigore (dubbio), lo sbaglia. Gliene danno un altro sul filo del 90' (azione viziata da fuorigioco), lo segna. A quel punto, Udinese in 10, mancano esattamente 5 minuti, quelli del recupero. A quel punto, per non vincere devi mettercela tutta, ma proprio tutta.  NOOOOOOOOOOOO. A quel punto, non c'è un solo spettatore neanche a pagarlo, disposto a scommettere sul pari dell'Udinese. Uno dice, "tutti indietro, come ai vecchi tempi", vediamo come fanno a pareggiare. Macché. L'Udinese affonda sulla destra, cross basso, in mezzo all'area, pensate, c'è soltanto Sardo, che duella con Angella, difensore col vizio del gol (due regolari e un altro annullato). Insomma, quell'uno contro uno che non ti devi mai permettere, ma meno ancora te lo puoi permettere al 91' di una partita già vinta. Caspita, un filo di prudenza, l'esperienza, la cattiveria, gli "occhi della tigre", la fame, la voglia, metteteci quello che volete, ma a quel punto uno non dovrebbe mai trovare via libera. E invece, Angella si libera di Sardo e infila Sorrentino. Buonanotte e sogni d'oro. COM'È IL BICCHIERE? Già, com'è? A pensarci adesso, anche Corini direbbe "mezzo vuoto", nel senso che questi due punti pesantissimi non ci sono e sono stati letteralmente regalati. Quando mai ti capiterà un'altra partita in cui (quasi) tutto gira dalla tua parte, arbitro compreso? Due rigori, due volte in vantaggio, un avversario di sicuro non al top, tu che hai una marcia in più... Se c'è un problema, adesso, è nella testa. Perché non è la prima volta, che il Chievo diventa incredibilmente cicala. Possibile non tenere mai il vantaggio? Cosa succede a quel punto? Stavolta, due black out perfettamente uguali, addirittura inspiegabili se pensiamo che l'Udinese, a parte quella reazione, più orgogliosa che di gioco, altro non ha fatto. Eccolo, il bicchiere mezzo pieno. Il Chievo ha "fatto" la partita, come mai, forse, gli era successo finora. Ha giocato, corso, lottato, ma non solo. Ha espresso buone idee, personalità, coraggio. Tutte cose che gli servono per inseguire il traguardo della salvezza e pensare che, prima o poi, il vento girerà del tutto. Gli è mancata soltanto una cosa, se vogliamo. La cattiveria, la ferocia agonistica, la concretezza. Per vincere, devi essere molto più cinico. Spietato. Essenziale. Solo così puoi riempire del tutto il bicchiere.