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Come i miei lettori sanno, sono sempre stato pessimista sulla ripresa del calcio in Italia. Non perchè non la credessi possibile (anzi), ma perché questo governo ha fatto e fa di tutto per boicottarla. Tuttavia sarei ottuso se sostenessi che nelle ultime settimane qualcosa (a cominciare dalla curva dei contagi, in netta flessione) non sia cambiato. Così, al pari di molti calciofili, costretti per ora a “rifugiarsi” nella Bundesliga, sono molto fiducioso che il calcio torni a riempire le nostre giornate, sia con la serie A sia con le Coppe.

E’ vero, però, che proprio tra i presidenti di società ce ne sono alcuni ancora riottosi e recalcitranti rispetto alla prospettiva di concludere il campionato. Se, infatti, da una parte sono tutti concordi nell’esigere il pagamento dell’ultima rata dei diritti televisivi da Sky e Dazn, dall’altra c’è chi vorrebbe non giocare, ovviamente non pagare i calciatori, ma allo stesso tempo, mantenere la categoria, ovvero serie A, anche se si è all’ultimo posto in classifica. La realtà è che molti si sentono in pericolo anche se virtualmente salvi: è il caso del Torino (sestultimo a 27 punti) che teme il precipizio nel caso in cui, come sembra, si tornasse a giocare.

E’ proprio per vincere queste resistenze, che riguardano anche Brescia e Spal, che il presidente federale, Gabriele Gravina, agita lo spettro dei play-off e dei play-out. Io credo che il numero uno della Figc sappia che, tra tutte le forzature possibili, questa è la meno equa e condivisibile. Ma non per questo vi rinuncia. Sbandierarla gli serve per far capire a tutti che il campionato va concluso e la formula in vigore, ovvero il girone all’italiana con andata e ritorno, è la meno avventurosa di tutte.
Ribadito che anch’io sono da sempre per la ripresa, voglio essere chiaro: i play-off e i play-out sarebbero una profonda ingiustizia. E non solo perchè - come scritto da altri più autorevoli di me - cambierebbero le regole in corso d’opera, ma anche perché la formula finirebbe per premiare squadre che non lo meritano. Mettiamo, per pura ipotesi, che ai play-off partecipino le prime sei della serie A. Come reagirebbero Juventus e Lazio, che stanno davanti con un cospicuo vantaggio, e avendo già affrontato avversarie difficili, alla possibilità che lo scudetto lo vincesse l’Inter o, peggio, l’Atalanta, la Roma o perfino il Napoli, staccatissime e rassegnate, adesso, ai ruoli di rincalzo?

E sarebbe mai possibile che, attraverso i play-out, si salvassero Brescia e Spal, attualmente a nove e sette punti dalla terz’ultima? E’ chiaro, dunque, che chi non vuole play-off e play-out deve almeno accettare la conclusione del campionato secondo lo svolgimento tradizionale. Certo, si giocherà con una frequenza altissima. Certo, favorite saranno le squadre che hanno una rosa ampia. Ma sarebbe davvero preoccupante se, anche al cospetto di Bundesliga, Liga e Premier, l’unico campionato (con quello francese) a non ripartire fosse proprio il nostro. Se è vero che il Paese ha ricominciato a vivere e a lavorare, non si capisce perché quelli del calcio dovrebbero rimanere immoti e inattivi. E chi tira in ballo i morti, che sono stati tanti e andrebbero tutti onorati e rispettati, non è misericordioso, ma ipocrita.