Ci pensa Milik quando il tempo ufficiale è già finito. Non perdona il suo mancino dai sedici metri. Una punizione perfetta e il Napoli continua ad inseguire. Un bel gol, ma soprattutto un gol “pesante”. Per il Napoli, ovvio, ma anche per il campionato che forse per la prima volta ha veramente rischiato di finire qui. Una vittoria pure meritata, ad essere sinceri. Con un primo tempo di calcio raggrinzito ma con il Cagliari un gradino sopra il Napoli che soffre la velocità dei sardi ed un secondo che il Napoli governa con forza e decisione. Sì, giusto il rammarico del Cagliari, ma il Napoli alla fine non ha preso più di quel che ha meritato. 

Rammaricato anche Maran, il quale fa cose ovvie in difesa (Pisacane e Romagna per Ceppitelli e Srna squalificati), ma s’inventa qualcosa a centrocampo, affidando a Barella, per la prima volta quest’anno, il ruolo di tuttofare: da trequartista a mediano, da regista avanzato a suggeritore, mentre, fuori Cerri, è Joao Pedro a far coppia con Farias. Si capisce subito, insomma, che rispetto al solito stavolta vuole essere un poco più prudente. E’ la solita lotteria, invece, la formazione azzurra. Come fa sempre, a volte esagerando, il signor Carlo rimescola le carte e tira fuori le sue tante novità. Nella maledetta notte di Liverpool in troppi hanno sofferto? Nessun problema, ecco la soluzione: fuori tutti assieme – ed è questo che non era mai accaduto - Hamsik, Callejon, Mertens e Insigne e anche Albiol e Mario Rui un po’ acciaccato. E così a Cagliari  cade anche l’ultimo mito: quello degli intoccabili, dei titolarissimi di Sarri. Non è cosa da poco. Probabilmente è l’ultima picconata ad un passato già in gran parte cancellato. Il completamento o, se si vuole, la conferma d’una rivoluzione che non si ferma davanti a nulla e a nessuno, soprattutto. Ma non finiscono qua le sorprese di Ancelotti. Con Ounas che s’accomoda a destra, infatti, la spalla di Milik diventa Fabian Ruiz.

Quel che ne viene fuori è una partita tattica e anche un po’ ingessata, ravvivata soltanto dalle accelerazioni sarde in contropiede, proprio come l’ha studiata il suo allenatore, mentre dalla parte azzurra è soprattutto Ounas a cercare l’invenzione, il numero, la giocata che risolve. Diverte e impensierisce il Cagliari, il ragazzo Ounas, che di mestiere fa l’ala confusionista. Ovvero, che crea confusione in chi gli sta di fronte, ma che alla fine si confonde pure lui. Insomma, primo tempo agitato, ma povero di buone cose e di emozioni. Tant’è che solo due volte il Cagliari è pericoloso per davvero (11’: contropiede di Farias e destro di Faragò che costringe Ospina ad essere bravo e 41’: nuovo contropiede con Farias, in fuorigioco, che costringe Ospina a essere bravissimo), mentre il Napoli ferma i propri meriti alla conquista di tre o quattro corner. Che è davvero troppo poco per essere assolto. Ma, si sa, quando si cambia troppo ne vanno di mezzo i meccanismi. E si sanno pure altre due o tre cose. E cioè: che quando il ritmo è alto - e quello che il Cagliari impone così è - il Napoli soffre; che rinunciare a tanti titolari tutti assieme toglie identità alla squadra; che se là davanti non arrivano palloni il povero Milik sarà condannato sempre a figuracce; che contro squadre che giocano con il 4-3-1-2 il Napoli va in difficoltà, com’era già capitato contro la Samp e il Chievo.

Ma dopo il riposo è il Cagliari a dare una mano ad Ancelotti. Ha speso molto e parte lenta, infatti, la squadra di Maran e il Napoli immediatamente ne approfitta. Cambia marcia, conquista palla e campo e sfiora il gol quattro volte in sette minuti. 1’: Romagna salva su Milik; 3’: Fabian si divora il gol su crossa da destra di Malcuit; 5’: Milik offende il suo sinistro e manda fuori; Cragno vola e annulla il sinistro maligno di Ghoulam direttamente dalla bandierina. Napoli più sveglio, insomma, e Cagliari che sbanda. E Napoli che vuole presentare il conto. Infatti, Ancelotti rivede il suo disegno: Mertens per Diawara (che non apprezza) e Fabian che va a centrocampo. E’ più d’attacco, il Napoli perché vuole la partita. E’ più d’attacco, ma si scopre pure. Tant’è che offre a Farias (21’) un’occasione d’oro, ma sprecata. Ora sì, però, che il gioco è vivace, divertente. Ora sì che il gol può nascondersi dietro ogni giocata. Ora sì, che il Napoli, mandando in campo anche Insigne per Ounas, è formazione più credibile e attrezzata. E infatti (22’) il Cagliari trema come la traversa presa in pieno da Milik che là davanti ha finalmente buona compagnia.
Maran ci prova a trovare un poco di tranquillità; manda in campo Sau per Farias, ma in verità non cambia nulla.  Nulla se non la voglia del Napoli di non consegnare definitivamente il campionato alla Juventus. Così si spiega l’ingresso di Callejon per Maksimovic. E mai Napoli fu più d’attacco di questo che mette alla corda un Cagliari stanchissimo, stremato, che si difende come può, ma che deve arrendersi al sinistro salva tutti di Milik. 



Cagliari-Napoli 0-1 (primo tempo 0-0)

Marcatori: 91' Milik

Cagliari (4-4-2): Cragno; Pisacane (41' s.t. Cigarini), Romagna (34' s.t. Andreolli),
Klavan, Padoin; Faragò, Bradaric, Barella, Ionita; Joao Pedro, Farias (24' s.t. Sau). All. Maran

Napoli (4-4-1-1): Ospina; Malcuit (35' s.t. Callejon), Maksimovic, Koulibaly, Ghoulam;
Ounas (26' Insigne), Allan, Diawara (17' s.t. Mertens), Zielinski; Fabian Ruiz; Milik. All. Ancelotti

Arbitro: Doveri di Roma

Ammoniniti: 3' s.t. Padoin (C), 27' s.t. Maksimovic (N), 34' s.t. Insigne (N), 45' s.t. Sau (C)