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Definitiva l’approvazione del decreto che impone l’obbligo di green pass per tutti i lavoratori, sia pubblici che privati. Il via libera giunge dopo un lungo confronto tra Regioni e Consiglio dei Ministri, che hanno dibattuto circa i nove articoli presenti nell’ultima bozza del decreto.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi si dice soddisfatto dell’introduzione dell’obbligo, valido alleato per mantenere vivo il Paese ed evitare nuove chiusure. L’obiettivo è quello di dare nuova linfa alla campagna vaccinale, cercando di arrivare entro metà ottobre ad una copertura della popolazione pari all’ 80%. Viene dunque dato a tutti un mese di tempo per adeguarsi alle nuove direttive. Poi le regole dovranno essere rispettate. Si potrà accedere al lavoro solo se vaccinati, o guariti dal Covid, o previo tampone, da svolgere ogni 48 ore se rapido ed ogni 72 ore se molecolare. 

Le conseguenze per chi non si allinea alle nuove norme vanno dalla sospensione dal lavoro a quella dello stipendio, fino ad arrivare a multe salate in alcuni casi. Occorre allora conoscere nel dettaglio i punti salienti del decreto appena approvato, che riguarderà tutti i 23 milioni di lavoratori, di cui 14 milioni e 700mila privati, presenti in Italia. 
Il green pass sarà obbligatorio sia per pubblici che per privati in tutti i luoghi di lavoro. Per questi, nel caso non possiedano il certificato verde, scatterà la sospensione dello stipendio a partire dal primo giorno, in quanto considerati assenti ingiustificati. Per le imprese con meno di quindici dipendenti la sospensione scatterà invece dal quinto giorno. L’obbligo varrà inoltre per enti pubblici economici e per gli organi di rilievo costituzionale, oltre che per i titolari di cariche elettive o istituzionali di vertice. 

Dovranno possedere il green pass anche coloro che svolgono volontariato, sia presso le Pubbliche amministrazioni sia per i privati. L’obbligo persiste per i collaboratori familiari, ovvero colf e baby sitter. Anche per le partite Iva sarà necessario il certificato. Per accedere in pronto soccorso invece il green pass non sarà sufficiente. Servirà infatti un tampone negativo, salvo i casi di estrema urgenza. Va ricordato poi che dopo la somministrazione della prima dose si dovranno attendere 15 giorni per ottenere il certificato verde. 

Per quanto riguarda i controlli, spetta ai datori di lavoro pubblici e privati far rispettare gli obblighi, definendo le modalità di verifica entro metà ottobre. Le sanzioni stabilite per i lavoratori sorpresi nel luogo di lavoro senza green pass vanno dai 600 ai 1500 euro. Per il datore di lavoro invece la multa può variare dai 400 ai 1000 euro. Per chi dovesse esibire un certificato falso il rischio è ben più grande, fino alla reclusione nei casi più gravi di reato di falsificazione. A ogni modo, escluso il caso delle frodi, qualsiasi lavoratore privo di green pass non verrà licenziato, ma incorrerà nelle sanzioni e nelle sospensioni sopra descritte.