Telecronaca da censura. Ieri, nel giorno di Juventus-Fiorentina allo Stadium e della promozione in Serie A dell'Inter femminile, è stata scritta una pagina da dimenticare nel giornalismo sportivo. 
Prima del calcio d'inizio della partita tra Agropoli e Sant'Agnello (Eccellenza campana), Sergio Vessicchio su CanaleCinqueTv ha presentato così Annalisa Moccia della sezione di Nola, designata come assistente arbitrale: "Pregherei la regia di inquadrare la guardalinee donna, che è una cosa inguardabile. È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro, è una barzelletta della federazione una cosa del genere". 

Lo stesso Vessicchio ha poi provato a chiarire su Twitter: "Ritengo personalmente che far arbitrare le donne nel calcio sia sbagliato per molti motivi, quindi confermo il mio pensiero. Perché tutti questi squallidi moralisti non fanno una battaglia per farle giocare insieme ai maschi? La vera discriminazione è questa". 

L'Ordine dei giornalisti della Campania ha sospeso Sergio Vessicchio. Il presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna ha commentato agli stati generali dell'editoria: "Incredibile il disprezzo mostrato verso la guardialinee dal giornalista, il collega era già stato sospeso per undici mesi e adesso gli sarà contestata la recidiva". 

L'AIA ha pubblicato un comunicato firmato dal presidente Marcello Nicchi: "Rimango sconcertato per le inqualificabili e discriminatorie espressioni utilizzate dal giornalista Sergio Vessicchio, telecronista per una TV locale della partita Agropoli-Sant’Angelo, nei confronti della nostra associata Annalisa Moccia, solo perché donna. 
Ad Annalisa, ed a tutte le nostre associate, va la piena solidarietà mia e di tutto il movimento arbitrale italiano, consapevole dell’importante apporto che quotidianamente danno alla nostra categoria. 
Ho segnalato l’episodio al Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Autorità politica delegata e le forze di polizia, contestualmente come AIA abbiamo conferito incarico ai legali per agire, in tutte le sedi ritenute opportune, a tutela dell’immagine delle associate donne e dell’intera categoria".