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Sono passati dieci mesi, sembrano trascorsi anni. Era il gennaio scorso quando un Gonzalo Higuain scuro in volto faceva ritorno da Jeddah, Arabia Saudita, dopo la Supercoppa Italiana persa contro la Juve. Già, la 'sua' Juve, che pochi mesi prima l'aveva scaricato, abbagliata da quel Cristiano Ronaldo in grado di scatenare un terremoto mediatico sotto la Mole. Con l'obiettivo di vendicare lo sgarbo subito a Torino, Higuain aveva provato a far tornare grande il Milan. Progetto miseramente fallito, specie dopo la gara persa in Arabia. Una vigilia misteriosa e caratterizzata dal mal di pancia dell'argentino, partito in panchina e sempre più al centro di voci che riguardavano il Chelsea. Fino alla definitiva partenza per l'Inghilterra, con la Premier (e il suo mentore Sarri) pronti a rivitalizzarlo dopo mesi deludenti.

RIGORI, SPARI E DELUSIONI - Un metaforico mal di pancia iniziato proprio l'11 novembre, quando a San Siro Gonzalo sbagliò il rigore contro la Juve e non nascose tutti i suoi malumori, chiudendo anticipatamente la gara con un'espulsione ricevuta. A Milano, tuttavia, ci hanno messo poco a dimenticare Higuain. Il ciclone Piatek, abbattutosi sulla Serie A con tredici gol in diciannove partite, era merce troppo ghiotta per farsela sfuggire in tempo di mercato. E le aspettative furono confermate: undici gol in ventuno partite, un nuovo coro a farla da tormentone e il popolo rossonero scatenato con un gesto - quello delle pistole - diventato una piacevole abitudine. Un anno dopo, però, è cambiato tutto: Piatek sembra lontano parente dal bomber dell'anno scorso, spesso fuori dalla manovra e impreciso sotto porta. Non lasciano scampo, d'altronde, i soli tre gol (di cui due rigori) realizzati sin qui

GODE SARRI - A Torino, invece, Maurizio Sarri gode: lo fa con dieci mesi di ritardo. E lo fa di nuovo, oltre tre anni dopo la stagione da record del Pipita, con 36 gol in Serie A. Gonzalo è simbolo della nuova Juve: rimasto a tutti i costi in bianconero, si è ripreso la squadra, spinto dalla stima mai nascosta dai suoi tifosi. Impegno, sudore, grinta, tecnica e gol sono alimenti chiave della ricetta Higuain, calciatore totalmente diverso rispetto a quello insofferente e critico visto all'ombra della Madonnina. A lui e Piatek si affidano (anche) domani Sarri e Pioli: per dare seguito o svoltare una stagione vissuta - sin qui - su estremi opposti.