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Fino al 2015 le casse sono piene e il Circo del Pallone può andare avanti: ogni anno entra un miliardo di euro dai diritti tv, cifra che ci mette al secondo posto nella classifica europea per ricavi (solo la Premier League ci stacca, ma grazie soprattutto ai diritti esteri). Va dato atto, almeno stavolta, alla Lega di serie A di essersi mossa bene e con tempestività: è riuscita a chiudere gli accordi con le tv proprio prima che la crisi arrivasse (sempre se questo è davvero l'apice...). Bravi quindi Maurizio Beretta, il dg Marco Brunelli e l'advisor Infront.

Per fortuna che il calcio davanti allo schermo tira sempre forte (vedi Spy Calcio del 29 dicembre), e gli ascolti sono in crescita, ma le tv, pay e generaliste, vivono un momento non facile. Che succederà dal 2015? I presidenti si stanno facendo questa domanda? Alcuni sicuramente sì, e fra questi Andrea Agnelli che pensa ad una tv della Lega che produca e venda le sue immagini. Per avere più forza contrattuale. Lo stesso Aurelio De Laurentiis è convinto che si possa puntare di più sul mercato estero: ha ragione, ma il prodotto va migliorato. Come? Con stadi pieni, terreni di gioco all'altezza dello spettacolo (il San Paolo con la sabbia è un pessimo ricordo...), livello qualitativamente migliore (18 squadre anziché venti potrebbero essere una soluzione). La stessa Sky è preoccupata, e anche seccata, per il livello complessivo dello spettacolo-calcio in Italia. Bisogna tutelare di più il prodotto: in Inghilterra trasmettono ad esempio solo 138 partite in diretta, il 36,3% del totale, con un valore medio per partita di 5,91 milioni. In futuro le dirette aumenteranno di 16 gare a stagione, ma aumenteranno anche i soldi della tv. Le altre Nazioni trasmettono tutte le gare "live" come noi ma se in Germania, ad esempio, gli spettatori sono cresciuti di pari passo con i diritti tv (vedi il libro "Il calcio ai tempi dello spread"), in Italia è stato l'esatto contrario. I diritti tv sono aumentati del 72%, gli spettatori calati del 9%. Tutta colpa di quei "cattivoni" di Sky e Mediaset Premium? Macché, non ci fossero stati loro molti club avrebbero già portato i libri in tribunale. Colpa, soprattutto, di chi si è disenteressato degli altri ricavi (da stadio merchandising) e si è affidato solo ai soldi delle televisioni. Meglio prepararsi per tempo quindi al 2015, non manca poi molto e andranno rinnovati tutti i contratti. Sia Sky (561 milioni), sia Mediaset Premium (268) hanno presentato offerte, nell'ultimo contratto, pari all'importo minimo richiesto dalla Lega di A. E questo significa chiaramente che fra loro non c'è concorrenza (se non negli ascolti) e che operano praticamente in regime di duopolio visto che Sky trasmesse sul digitale satellitale e Mediaset Premium sul digitale terrestre (pay, ovviamente). Ma la crisi si fa sentire per tutti. La Rai ha un "rosso" da 200 milioni, ed è riuscita solo con sacrifici a salvare le sue trasmissioni-cult e la Coppa Italia. La 7 non esiste quasi più sui diritti sportivi. Mediaset ha avuto un calo pubblicitario consistente negli ultimi mesi e la stessa Sky, che al calcio non può certo rinunciare, ha perso quest'anno circa 71.000 abbonati, con una flessione del 5 per cento dei ricavi. Ma è pur sempre, la pay tv di Rupert Murdoch, la leader sullo sport (a pagamento) in Italia (quest'anno avrà anche la Formula 1, tranne 9 Gp che dovrebbero andare alla Rai, dovrebbero...). E Sky ha anche la sorellina minore Cielo, che trasmette sul digitale free, e che ora sta crescendo piano piano. Ma in futuro potrebbe essere un'arma in più.