Sono state due giornate umilianti per le nostre squadre di Champions. In quattro partite, abbiamo raccolto la miseria di un punto. Inutile, peraltro. E le avversarie - Liverpool a parte - erano mediamente abbordabili (a essere buoni) oppure scarse (a essere cattivi, o forse solo obiettivi). Clamorose le sconfitte di Roma e Juve in Repubblica Ceca e Svizzera: se il ko dei giallorossi aggrava la crisi, la caduta dei bianconeri è disarmante pensando alla quantità e qualità di campioni in mano ad Allegri.
 

Per fortuna, queste due sconfitte non hanno cambiato il destino delle nostre squadre: la Roma si è comunque qualificata e la Juve - grazie al Valencia - ha conservato il primo posto. Ma ha rischiato grosso, anzi grossissimo: se lo United avesse vinto in Spagna, nel sorteggio di lunedì i bianconeri avrebbero corso il rischio di trovare un avversario fortissimo.

 

Roma e Juve sono state degne partner dell’Inter, che si è autoeliminata non riuscendo nemmeno a battere in casa il Psv, il quale non aveva più niente da chiedere alla Champions. Alla fine l’unica nostra squadra uscita a testa alta da questa settimana nera è il Napoli. La sua eliminazione è diventata paradossale: ha perso una sola partita nel girone (la Juve due, la Roma addirittura tre) e ha conquistato nove punti (la stessa Roma e il Liverpool a quella quota si sono qualificati, il Lione è addirittura andato avanti con otto).

 

A inizio ottobre abbiamo celebrato un turno di Champions con quattro vittorie su quattro e ci siamo entusiasmati: Europa attenta, stiamo tornando. Forse abbiamo parlato troppo presto.