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L'attaccante: "Non ho offeso il guardalinee, ero molto arrabbiato con me stesso".
Ibra e il rosso, attrazione fatale: ora rischia almeno due giornate di stop.
La strategia difensiva di Ibrahimovic è chiarissima: lo svedese sostiene che l'arbitro Morganti ha interpretato male il suo gesto e che l'insulto era rivolto a se stesso e non al guardalinee Nicoletti. «Avevo appena perso il pallone ed ero molto arrabbiato con me stesso perché la partita era ancora in bilico dopo il gol della Fiorentina - ha spiegato Ibra -. Ho detto una frase in italiano e poi in slavo e non era assolutamente rivolta al guardalinee. Se non posso neppure incavolarmi con me stesso la prossima volta starò zitto per tutta la partita».

La prossima volta potrebbe essere lontana. Ibra era già in diffida per cui prenderà una giornata per l'ammonizione presa al 32' della ripresa per un fallo di gioco. Un'altra giornata di squalifica è garantita dall'espulsione diretta ma è quasi sicuro che saranno due proprio per via dell'insulto: nel referto Morganti scriverà ovviamente che era rivolto al suo collabratore. Insomma, lo svedese salterà di sicuro le partite con Samp e Brescia, cui se ne aggiungerà molto probabilmente una terza, con il Bologna. L'episodio è la conferma del periodo nero in cui è caduto Ibra. Lui minimizza anche gli errori, come i due gol sprecati a inizio ripresa e nega che il nervosismo nasca dalla rivalità con Pato: «La nostra intesa - ha dichiarato - è già molto buona e migliora continuamente». Resta il fatto che Pato e Robinho dovranno assumersi il peso di portare il Milan sempre più vicino allo scudetto. A Ibra c'è il rischio che restino le briciole.