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Zlatan Ibrahimovic ha una storia molto complicata con il Barcellona. Nell'estate del 2009 lo svedese sbarca in Catalogna, dopo la sua più prolifica stagione con la maglia dell'Inter in Serie A (25 reti in 35 gare) e diventando il trasferimento più costoso nella storia del Barcellona, al tempo guidato dal presidente Joan Laporta. Ma per l'ex attaccante del Malmo, inizia una storia molto tribolata.

Celebrato dai 60.000 spettatori durante la sua presentazione al Camp Nou, mette subito a segno cinque reti nelle sue prime cinque gare con i blaugrana, tanto che alcuni quotidiani iberici lo inneggiano a vero crack di tutta la storia catalana facendo passare in sottofondo gli 80 milioni di euro sborsati per averlo (50 più il cartellino di Samuel Eto'o per l'Inter). Per lui, 10 gol nelle prime 15 gare: "Tutto era cominciato nel migliore dei modi, ma poi Messi ha cominciato a parlare. Voleva giocare al centro e non in fascia. Il sistema è stato cambiato, da 4-3-3 a 4-5-1. Io sono stato sacrificato e non avevo molta libertà di manovra - ha spiegato Ibrahimovic nella sua biografia - compri una Ferrari ma la guidi come una Fiat, non ha senso".

I ritmi si abbassano, ma comunque la stagione si chiude con 16 reti in 29 gare. In Champions, ko con l'Inter con tanto di litigata con Guardiola. E Ibrahimovic non è di certo il personaggio che si mette in discussione: "Voglio che tu sappia che si tratta del peggiore affare che io abbia dovuto gestire in tutta la mia carriera", ha confidato il vicepresidente di allora, Sandro Rosell, al collega Adriano Galliani. Da lì, il 28 agosto 2010, la sua cessione al Milan in prestito con diritto di riscatto fissato a 24 milioni di euro. Ora le strade di Ibrahimovic e del Barcellona s'incrociano di nuovo, grazie anche alla Uefa che ha ridotto la squalifica dello svedese: una nuova pagina della caotica telenovale è pronta per essere scritta.