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Con la schiettezza e la chiarezza che lo contraddistinguono, Massimiliano Allegri dice la sua sul tema del razzismo negli stadi. Si stupisce, l'allenatore della Juventus, quando in conferenza gli chiedono cosa pensi delle novità degli ultimi giorni: "Le novità quali sono? Hanno detto le solite cose per riempirsi la bocca". 

Come dargli torto? Dal 26 dicembre, teatro della vergogna degli ululati contro Koulibaly (per non parlare dei tragici fatti avvenuti fuori dal Meazza), abbiamo assistito a ogni sorta di capriola oratoria, da parte degli uomini delle istituzioni sportive e politiche. Abbiamo riascoltato lo spartito che ben conosciamo, le stesse parole sentite dopo i buu razzisti all'indirizzo di Boateng o, per quanto riguarda i fatti di cronaca nera, dopo le morti di Spagnolo, Raciti o Sandri.



Allegri prosegue: "Ci sono strumenti per beccare chi è colpevole: se non sbaglio chi ha tirato la banana a Sterling (ndr, probabilmente, confondensosi, Allegri si riferiva ad Aubameyang), non entra più negli stadi. Il problema è che in Italia nessuno vuole prendere queste decisioni. Poi, mettiamo che c'è un rigore e iniziano i buu razzisti, che facciamo? In Italia invece di stare zitti e prendere decisioni, tutti si riempiono la bocca. Poi, facciano cosa gli pare".

Anche qui, Allegri ha perfettamente ragione. In Italia, per dirla con le sue parole, siamo campioni del mondo nel non prendere decisioni e nel riempirci la bocca di tante, inutili, parole. Là dove il silenzio e i fatti sarebbero invece l'unica strada da seguire. In un mondo (quello del calcio italiano) e in un Paese che spesso fanno dell'ipocrisia una bandiera, complimenti al coraggio di Allegri, che senza troppi giri di parole ci mette di fronte alla realtà.