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Il Pil italiano cresce in misura inattesa e l’economia del nostro Paese fa segnalare una ripresa che nessun osservatore si attendeva. Sul piano della guerra al Covid, poi, il grande virologo americano Fauci ha elogiato l’Italia definendola ”modello per l’intero pianeta”. Il Parlamento di Strasburgo ha omaggiato la nostra Bebe Vio con una standing ovation. Lo sport azzurro, tra calcio europeo e Olimpiadi e Giochi Paralimpici, ha meravigliato tutti. Il momento, insomma, perlomeno a livello internazionale è ottimo anche grazie al lavoro di un premier, Mario Draghi, che pensa a far funzionare il governo evitando di dare retta al pollaio della politica. Eppure, malgrado questo clima di ottimismo giustificato dalle cifre, un numero impressionante di grandi aziende seppure in salute hanno annunciato licenziamenti di massa e intenzioni di smobilitare per andare a produrre in Paesi dove il costo del lavoro è più favorevole alle loro tasche. Un vero Far West, come lo ha definito il segretario della CGL Landini, le cui principali vittime sono i giovani i quali non riescono a uscire dal pantano della disoccupazione.

Per fortuna esistono ancora imprenditori i quali sanno fare i conti con la loro coscienza anziché soltanto con il bilancio e con i dividendi annuali. Uno di loro arriva, per stirpe, dal mondo del calcio ed è il figlio del mitico presidente dell’Inter da sogno, Angelo Moratti, il quale nel 1972 fondò in Sardegna la Saras, azienda per la raffinazione del petrolio che ancora oggi produce grande reddito e dà lavoro a quasi duemila persone. Circa due mesi fa la Saras è stata colpita dal lutto, sempre più frequente, di una morte bianca. Le indagini hanno portato all’assenza di responsabilità da parte della dirigenza. Un episodio che ha colpito profondamente Massimo Moratti. Proprio lui, poche ore fa, ha annunciato ufficialmente che il suo intero stipendio di un anno pari a un milione e ottocento mila euro sarà destinato alle maestranze della Saras, ripartito mensilmente in busta al netto delle trattenute.
Una decisione controcorrente, ha spiegato l’imprenditore milanese, mirata a mitigare almeno in parte i sacrifici causati dalla cassa integrazione per Covid. Non si tratta di carità pelosa, ma di una linea etica che Massimo Moratti ha sempre seguito, insieme con la moglie Milly, impegnandosi a sostenere praticamente i più fragili della società e le iniziative del suo grande amico Gino Strada. Forse è anche per questo suo cuore sensibile che Massimo Moratti con l’Inter ha vinto molto meno di quel che avrebbe potuto con un po’ di cinismo in più.