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Come si giudica una partita di calcio? Dalle occasioni che le due squadre hanno avuto o dal predominio territoriale?  Dalla quantità e pericolosità dei tiri in porta e verso la porta o dal possesso palla? Dalla costruzione della manovra o dalle soluzioni individuali? Il rovello mi è venuto dopo aver assistito a Shakhtar-Inter di Champions League, finita 0-0 come nei due precedenti e recenti casi, partita che ha fornito il primo punto a testa a entrambe le squadre, risultato che non ha soddisfatto nessuno perché tutti avrebbero voluto vincere dopo una sconfitta all’esordio.

Se parliamo di occasioni, allora avrebbe meritato l’Inter (quattro, tra cui una traversa di Barella, un errore grossolano di Dzeko e due parate acrobatiche di Pyatov, il portiere ucraino, su Correa e De Vrij quando mancavano meno di cinque minuti alla fine). Se invece la nostra attenzione si sposta sull’iniziativa, la costruzione della manovra, la quantità di tiri e una macroscopica occasione sventata bellamente da Skriniar (un muro), allora dobbiamo dire che lo Shakhtar non ha rubato nulla. Anzi. Senza Fernando, Junior Moraes e Dentinho e con Lassina Traoré infortunatosi gravemente (ginocchio destro saltato) dopo neanche dieci minuti, la squadra di De Zerbi ha giocato un calcio spumeggiante e propositivo, cominciando a svolgere l’azione da dietro e con un pressing ultra-offensivo. Ovvio, tutto questo non c’è stato per l’intera partita, ma per la maggioranza dei due tempi, in particolare il secondo nel quale, all’iniziativa avversaria soffocata, corrispondeva una ripartenza sempre temibile, per la grande tecnica in velocità della colonia brasiliana che ha messo radici in Ucraina. 

Dire allora che il risultato è giusto diventa forse pilatesco, ma non è un’eresia. L’Inter, se vuole fare strada in Europa, deve giocare un calcio più coraggioso e con meno elementi votati al contenimento (la difesa a tre si compone di cinque uomini quando scatta la fase di non possesso). Lo Shakhtar quasi certamente non si qualificherà (ha perso all’esordio con i moldavi dello Sheriff), ma il calcio di De Zerbi non è né banale, né prevedibile. Se ha scelto di andare all’estero per mostrare cosa sa fare anche in Champions League, ha scelto una strada difficile, ma  gratificante. E’ stata una partita gradevole anche se non sono arrivati i gol perché lo Shakhtar ha accettato di giocarsela a viso aperto. Del resto, la più brasiliana delle squadre europee non è esattamente un’accozzaglia di mediocri. Ha qualità tecniche eccellenti e segue senza remore gli insegnamenti di De Zerbi. 

Non a caso la prima occasione (4’) ce l’ha avuta Salomon che ha guadagnato il limite dell’area con cinque passi strettissimi, poi ha tirato di destro fuori di un sibilo. Inter che parte piano (6’) e non sfrutta con Dumfries prima e Dzeko poi, una doppia occasione dalla stessa palla. Poi c’è l’infortunio a Lassina Traorè (Dumfries, in anticipo di testa, finisce per franargli addosso) che lascia il campo in barella (ne avrà per mesi) e De Zerbi gioca la carta Tete. La partita è scossa dall’episodio, ma il primo a saltarle in groppa è Barella che, con un tiro a giro di magnifica esecuzione, colpisce la traversa (14’). Lo Shakhtar replica poco dopo (20’) Pedrinho, in area, tira a colpo sicuro, ma Dzeko, colpevole di aver perso palla, fa argine. La sfera finisce a Tete il cui tiro va fuori di un niente. Giocano gli ucraini, spigola l’Inter. Da un angolo (33’) la palla finisce in un flipper centrale e da lì a Dzeko, appostato ad un passo dalla porta, il destro va alto e non si capisce come sia stato possibile.

Occasioni sostanzialmente alla pari, ma quelle dell’Inter pesano di più. Almeno fino all’inizio di ripresa (49’) quando Dodo va in sovrapposizione sulla destra e mette al centro dove Pedrinho tocca verso la porta incostudita, ma Skriniar con un riflesso straordinario tiene l’Inter a galla. Da qui fino all’85’ i nerazzurri giocano una partita nebulosa e piena di scarabocchi, tanto che lo Shakhtar ad ogni ripartenza mette paura.  Simone Inzaghi mette mano ai cambi (55’). Via Dzeko per Correa (comprensibile) e fuori Brozovic per Calhanoglu (meno comprensibile). La musica non cambia, anzi c’è pure qualche stonatura in più. Pyatov (64’) - più tardi straordinario - sbaglia un rinvio corto, viene servito Lautaro che colpisce frettolosamente e la palla va alta. Pochi minuti (71’) e finisce anche la partita dell’argentino rilevato da Sanchez. 

Dall’altra parte. Mudryk per Salomon, Kryvtsov per Ismaily (78’). Il pallino del gioco è in mano a quelli dello Shakhatar, ma la fatica comincia a tagliar le gambe e l’Inter ha cambi di grande spessore. Per esempio (81’) via Vecino e dentro Gagliardini (non è questo il caso), poi avanti Perisic ed esce Dimarco. Patrick per Marlos è un cambio a perdere e infatti l’Inter ci prova due volte nel giro di un minuto (85’). Prima con il tiro a giro di Correa (Pyatov devia con la punta delle dita della mano sinistra). Poi, dall’angolo, De Vrij di testa angola, ma il portiere ucraino respinge. 

Da Kiev arriva un punto che, più del Triplete, evoca le precoci eliminazioni dell’Inter di Conte. A Inzaghi l’arduo compito di smentire il vaticinio.




SHAKHTAR DONETSK-INTER 0-0, IL TABELLINO

Marcatori:

Assist:

Shakhtar: Pyatov; Dodō, Marlon, Matviyenko, Ismaily (dal 33’ s.t. Kryvstov); Stepanenko; Pedrinho, Maycon, Alan Patrick (dal 40’ s.t. Marlos), Solomon (dal 33’ s.t. Mudryk); Traore (dall’11’ Tetê).

Inter: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Dumfries, Barella, Brozovic (dal 10’ s.t. Clhanoglu), Vecino (dal 36’ s.t. Gagliardini), Dimarco (dal 36’ s.t. Perisic); Dzeko (dal 10’ s.t. Correa), Lautaro (dal 27’ s.t. Sanchez).

Ammoniti: Dumfries (I)

Espulsi:

Arbitro: István Kovács (Romania)