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Il mercato del Milan non dipende dalla Champions, Leao verrà ceduto in estate nonostante il rinnovo

Il mercato del Milan non dipende dalla Champions, Leao verrà ceduto in estate nonostante il rinnovo

  • Cristiano Ruiu
    Cristiano Ruiu
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In questi giorni leggiamo e sentiamo ovunque: “Se il Milan si qualifica per la prossima Champions fa X operazioni di mercato, se invece non si qualifica fa Y operazioni di mercato”. Credo che sia davvero riduttivo e anche un po’ offensivo ipotizzare che il piano industriale a lungo raggio del Milan sia così strettamente legato alla qualificazione alla prossima Champions League.

E si vede soprattutto che non è ancora chiaro il progetto tecnico ed economico di questa società. Eppure Maldini lo ha illustrato più volte: questo Milan non è quello di Berlusconi il cui scopo era quello di vincere a ogni costo. Gli obiettivi di questa proprietà sono anzitutto economici e, in subordine, tecnico-sportivi. La dimostrazione è arrivata l’anno scorso con la conquista dello scudetto. Dopo il campionato vinto nel 1988 Berlusconi comprò una sfilza di giocatori per puntare alla Coppa Campioni, tra cui Rjikaard. Dopo lo scudetto vinto nel 1992, Galliani mise in rosa 6 stranieri quando ne potevano giocare solo tre per provare a vincere e rivincere tutto. L’anno scorso invece il Milan ha perso Kessiè a zero perché non poteva/voleva accontentare le sue pretese economiche. E di fatto non l’ha sostituito con campioni affermati, ma con giovani di belle speranze.

Avete capito adesso la differenza? Per questo non si può pensare che i progetti di mercato di Maldini cambino a seconda che il Milan partecipi o no alla prossima Champions. E’ chiaro che l’obiettivo sportivo di ogni stagione è qualificarsi nelle prime quattro per continuare a incrementare il valore del brand, dei propri calciatori, per far crescere la squadra, i fatturati e per far tornare il Milan nel calcio che conta a livello internazionale. Ma non è un obbligo, come quando invece i rossoneri avevano il più alto monte ingaggi della Serie A e dovevano ogni anno sostenerlo o meglio contenerne le perdite.

Da quando è arrivato Maldini ha sempre portato avanti una politica di riduzione dei costi del lavoro, che certo non cambierà quest’anno. Champions o non Champions. Non è che se il Milan arriva quarto si comprano grandi giocatori e se arriva quinto no. Non è che se il Milan arriva quarto si riscatta Diaz e se arriva quinto no. Il riscatto di Brahim sarà figlio di valutazioni tecnico-economiche e di trattative con il Real Madrid. Ma soprattutto sarà legato all’intenzione di rilanciare o in alternativa di abbandonare il progetto su De Ketelaere. E come questa molte altre operazioni.

Ma di certo Maldini non potrà andare a pescare giocatori da 6/7 milioni di ingaggio a stagione. E questo è il motivo per cui siamo convinti che anche il rinnovo di Leao che stanno sbandierando ai quattro venti già prima dell’ufficializzazione non sia affatto la garanzia che il portoghese cominci la prossima stagione con la maglia rossonera. Di sicuro è un’ottima notizia perché significa che, a differenza dei casi Donnarumma, Calhanoglu e Kessiè, l’attaccante non andrà via a parametro zero. E questa è la cosa più importante.

Ma rimane difficile pensare che Leao venga confermato con un ingaggio che, inclusi i bonus, supera abbondantemente i 7 milioni in una rosa in cui la media è meno della metà. La nostra sensazione è che verrà ceduto in ogni caso nel corso di quest’estate. Ma staremo a vedere. Intanto abbiamo visto che, un mese dopo che lo avevamo scritto noi, pian piano tutti stanno venendo a sapere che il dopo Ibra si chiamerà Marko Arnautovic.

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