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La Coppa del Mondo “brasiliana” del 1950 aveva riportato sotto i riflettori la piccola grande nazionale dell'Uruguay che nella partita decisiva per l'assegnazione della coppa aveva battuto al Maracanà i padroni di casa del Brasile. Tra i grandi protagonisti di quell'impresa c'era senza dubbio Juan Alberto Schiaffino che con le sue giocate risultò decisivo per la gloria della “Celeste”. Proprio a Schiaffino il Milan pensa per riempire il vuoto lasciato in mezzo al campo dalla partenza del “professore” Gunnar Gren.


DIAVOLO DI UN “PEPE” - Dopo i mondiali del 1950 tutto il mondo si innamora di Schiaffino, ovviamente anche le squadre italiane. Ma strappare il “Pepe” - così soprannominato in giovane età dalla madre per il carattere vivace e bizzoso – non è impresa semplice. Schiaffino è molto attento ai suoi interessi, molto bravo non soltanto a guidare i compagni in campo ma anche ad amministrare i propri guadagni. Ci aveva già provato il Genoa a portarlo in Italia, senza peraltro riuscirvi. Il Milan di Viani sta cercando un interno di regia che possa sposarsi alla perfezione con Liedholm e punta forte su Schiaffino, il fuoriclasse dell'Uruguay campione del mondo. Emissari rossoneri raggiungono Schiaffino nel ritiro svizzero prima della Coppa del mondo nella tarda primavera del 1954 e iniziano una lunga ed estenuante trattativa non tanto con il  Peñarol – a torto ritiene che Schiaffino il meglio lo abbia già dato – che si accontenta di una cifra attorno ai 50 milioni, bensì con il giocatore il cui fatidico “sì” viene strappato con un ingaggio da 15 milioni annui. Soldi ben spesi: il Milan con Schiaffino vince 3 scudetti e una Coppa Latina, grazie alla sua infinita classe.


UN CAMPIONE TOTALE - Ma chi era Schiaffino? C'è sostanziale unanimità a riconoscerlo come uno dei “grandissimi” del calcio mondiale di tutti i tempi, Schiaffino è un fuoriclasse tale – per intenderci – da poter essere accostato senza remore ai Di Stefano, ai Maradona, ai Cruijff. Centrocampista totale, Gianni Brera per La Gazzetta dello Sport così ne ha tratteggiato il profilo: “(...) Forse non è mai esistito regista di tanto valore. (…) Aveva innato il senso geometrico, trovava la posizione quasi d'istinto”. Aveva doti smisurate nel saper guidare il gioco della propria squadra e – munito com'era di talento – aveva anche le capacità di capire il momento giusto per andare egli stesso a finalizzare. Perché Schiaffino non è stato soltanto un regista sublime, ma è stato anche un prolifico goleador con le sue oltre 130 reti segnate. La sua tecnica era inarrivabile o, come suggerisce Adalberto Bortolotti, diabolica: “sul campo è elegantissimo, coordinato e ha la virtù esclusiva dei fuoriclasse: fare apparire semplici le esecuzioni più difficili”. Nato a Montevideo nel 1925, alla passione per il calcio viene avviato dal fratello maggiore che gioca per il Peñarol. Il “Pepe” a 18 anni è già titolare e sul finire del 1945 esordisce con la Nazionale. Con il Peñarol vince 5 campionati, con la Nazionale è assoluto protagonista della Coppa del Mondo vinta in Brasile nel 1950, in particolar modo nella partita decisiva vinta sui brasiliani grazie ad una sua rete e ad un suo assist, mentre nell'edizione del 1954 deve inchinarsi alla grande Ungheria in semifinale.


LA NUOVA STAGIONE DEGLI ORIUNDI - Dopo la Coppa del mondo giocata in Svizzera “Pepe”, come detto, si trasferisce al Milan e abbandona anche la Celeste per vestire l'Azzurro italiano. Dopo le due spedizioni disastrose ai mondiali del 1950 e 1954, la Federazione italiana aveva trovato – come unica soluzione – quella di aprire ancora agli oriundi, sperando forse di bissare i successi della Nazionale del 1934. Così non pare vero quando la Federcalcio scova un nonno ligure al “Pepe” permettendogli in questo modo di poter giocare per l'Italia. Ma Schiaffino è d'accordo ad abbandonare l'Uruguay per l'Italia? Schiaffino è uno che i conti in tasca li sa far bene, tanto quanto i gol sul campo. Proverbiale la sua...parsimonia, raccontata in tanti aneddoti, così come la sua capacità in ambito finanziario: insomma, a Schiaffino i soldi piacciono e li sa far fruttare. Alfio Caruso racconta che per convincere Schiaffino a giocare per la Nazionale italiana viene sottoscritto un particolareggiato contratto con i dirigenti federali Barassi e Pasquale: addirittura pare che oltre due milioni di lire a partita vengano garantiti al giocatore, oltre al rimborso spese per la moglie che è l'unica compagna ammessa nei ritiri! Insomma, come sintetizza sempre Caruso “in pratica la nazionale assume Schiaffino”. Con l'Italia Schiaffino gioca in realtà solo 4 partite, l'ultima a Belfast contro l'Irlanda del Nord, partita nella quale gli Azzurri escono sconfitti mancando per la prima volta la qualificazione al Mondiale e sancendo il fallimento dell'esperienza degli oriundi.


L'ULTIMA INTRICATA TRATTATIVA - A 35 anni suonati Schiaffino è pronto per una nuova avventura e firma l'ingaggio con la Roma. In realtà già nel 1957 la Roma aveva annunciato il suo ingaggio, senza peraltro trovare l'accordo economico con il Milan, creando un piccolo “caso” . Il quotidiano La Stampa verso la metà di luglio 1957 racconta di come in un colloquio telefonico Sacerdoti e Rizzoli, rispettivamente presidente della Roma e del Milan, avessero trovato “un punto di incontro fra la somma richiesta dal Milan (120 milioni) e quella offerta dalla Roma (90 milioni)”. Insomma trattative che vengono rese pubbliche sollevando il malcontento dei tifosi rossoneri e blindando l'assoluta certezza romanista che l'operazione sarebbe stata portata a termine, tanto che ne davano pure l'ufficialità. Peccato però che di ufficiale non vi fosse nulla, soprattutto non vi era l'assenso del Milan e così nei giorni seguenti la Roma dovette fare marcia indietro cercando di calmare questa volta i propri tifosi. La Gazzetta dello Sport del 28 luglio 1957 pubblica il comunicato stampa giallorosso nel quale si legge: “(...) Per quanto riguarda la cessione di Schiaffino dal Milan alla Roma, il presidente generale ha riferito in proposito, confortato da un'ampia e precisa documentazione. Ha infine informato il Consiglio che il Milan ha assunto improvvisamente, nella stessa giornata di ieri, un atteggiamento intransigente sulla cessione, per cui l'A.S. Roma si è trovata nella necessità di prendere i provvedimenti necessari per la tutela dei suoi interessi morali e materiali”. Insomma, l'affare era sfumato. Almeno per il momento. La Roma dovette attendere tre anni, quindi nell'estate del 1960 finalmente Schiaffino diventava giallorosso, sollevando, come tre anni prima, un putiferio tra i tifosi milanisti. La cifra è di tutto rispetto, ben 102 milioni i giallorossi versano al Milan per avere il giocatore e il “Pepe” nell'anno e mezzo che resterà alla Roma contribuirà alla conquista della Coppa delle Fiere, poi se ne tornerà in patria. Qui, dopo una veloce parentesi come allenatore, si dedicherà alla sua attività imprenditoriale nel ramo immobiliare costruendosi una bella fortuna.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)