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    Il Milan a Firenze ha perso le certezze. Ma le lacune vere sono in attacco: luce spenta senza Leao

    Il Milan a Firenze ha perso le certezze. Ma le lacune vere sono in attacco: luce spenta senza Leao

    • Gabriele Stragapede
    Il Milan non è guarito. Non del tutto almeno. Le ultime uscite, dopo l’orribile primo mese dopo la sosta Mondiali, avevano ridato certezze alla squadra rossonera. Il nuovo modulo utilizzato da Stefano Pioli, la difesa a 3, la scoperta di Malick Thiaw. Il reparto difensivo – complice anche il recente rientro tra i pali di Mike Maignan – sembrava aver ritrovato la solidità mostrata nel rush finale della scorsa stagione – 4 clean sheet consecutivi tra campionato e Champions - una solidità decisiva per la conquista del 19° Scudetto. Ma se il match di ieri ha cominciato a minare questa prima sicurezza, ad aggiungersi alle lacune è senz’altro l’attacco rossonero. E se il portiere francese tocca quasi lo stesso numero di palloni toccati da tutte le punte messe insieme – 61 contro 70 – il problema è reale.

    LUCE SPENTA - La partita di ieri sera contro la Fiorentina ha messo in evidenza tutte le difficoltà del reparto offensivo del Milan. Le squalifica di Leao e l’infortunio di Brahim Diaz non hanno permesso a Pioli di averli a disposizione per l’incontro dell’Artemio Franchi ed ecco che, come d’incanto, la luce si è spenta. Brillantezza, vivacità, soluzioni. È mancato tutto al Milan. Specialmente il portoghese – vero e forse unico fuoriclasse della squadra – è capace di determinare, anche nelle serate più buie, con una giocata, un’invenzione dal nulla. Tolto il numero 17, i rossoneri davanti stentano. Le soluzioni alternative non sono riuscite ad incidere come avrebbero dovuto. Rebic è un giocatore irriconoscibile rispetto alle scorse annate, Origi – piccoli sprazzi di classe a parte – non ha mai illuminato con i colpi che, da un giocatore del suo talento, ci si aspettava. Ma ciò che è più lampante sottolineare nel Milan è la mancanza di scelta come punto di riferimento centrale in attacco.

    UN SOLO 9 - Olivier Giroud
    , lungo tutto il corso della stagione, si è messo sulle spalle l’attacco rossonero. Titolare inamovibile, numero 9 per eccellenza nello scacchiere di Pioli, il centravanti francese non ha mai avuto modo di rifiatare e risparmiare le energie per i match decisivi. Lazetic è stato mandato in prestito in Austria a farsi le ossa, Ibrahimovic è appena rientrato da lunghissimo infortunio al ginocchio. Per quanto la carriera, la classe e l’infinito talento non manchino allo svedese, a preoccupare la dirigenza è la carta d’identità del numero 11. E non solo. Perché ai 41 anni di Ibra, si contrappongono i 36 anni di Giroud. E se il francese sembra essere proiettato verso un rinnovo contrattuale – con adeguamento sull’ingaggio – ecco che il futuro di Ibrahimovic è ancora tutto da scrivere. L’attacco rossonero ha bisogno di una rinfrescata ed il prossimo mercato estivo sarà decisivo per mettere le basi del Milan del domani. Gianluca Scamacca – vecchio pallino di Maldini – può essere un’idea interessante, una scelta da valutare, un investimento su cui puntare. Le opzioni sono varie, l’estate sarà lunga. Il Milan deve risolvere il problema attacco.

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