370
L’uno-due mediatico delle ultime 24 ore arrivato alla proprietà del Milan da parte di Forbes prima, e Libero poi, non fa altro che confermare la tesi che “quando piove, poi grandina”. È incredibile, infatti, come negli ultimi giorni si susseguano problemi di ogni genere e tipo. Oltre a quelli in campo e panchina, adesso si vanno a aggiungere anche quelli di tipo societario. Se però i dubbi e  le perplessità sulla genesi e soprattutto sul futuro di questa proprietà non sono esattamente una notizia, perlomeno per quanto mi riguarda, lo diventano nel momento in cui a paventarli adesso è chi negava tutto e ti sosteneva anche davanti all’evidenza fino a solo una settimana fa. Cosa sia cambiato in termini di rapporti tra questa nuova società e chi la sosteneva mediaticamente non lo so e non mi interessa saperlo, ma è chiaro che se l'attacco arriva dal fuoco amico è molto più complicato spiegare davvero cosa stia succedendo e soprattutto cosa accadrà in futuro. La dimostrazione di tutto questo è il silenzio assordante di Fassone nella giornata di ieri. Sappiamo quanto sia sensibile e suscettibile questo Milan quanto sì mette in discussione la forza economica del suo proprietario, di chi c'è dietro Yonghong Li e di come riuscirà a restituire la montagna di euro che si è fatto prestare.

Le reazioni con Pallotta e D’Amico ne sono una dimostrazione, ma se all'epoca era tutto facilmente spiegabile ai tifosi con un semplice e populista “rumore dei nemici”, adesso non è più possibile farlo. Come se non bastasse ecco che, casualmente, emergono anche le prime opinioni da parte di chi questa società l’ha guidata per trent'anni portandola sul tetto del Mondo. Berlusconi fa sapere di non gradire Montella (sarà un caso, ma non è il solo ultimamente), la fascia da capitano indossata da un ex senatore della Juventus come Bonucci, e dulcis in fundo di non aver apprezzato il mercato privo di top player. 

Sarà una lunga pausa per le nazionali quella che attende Fassone e Mirabelli, anche perché stavolta non credo possa bastare nemmeno una tripletta di Andrè Silva contro Andorra per ringalluzzire i trombettieri di regime