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Questa volta ho avuto ragione su tutto. Sulla vittoria del Milan, sulle ragioni che l’hanno determinata (le assenze di de Ligt e Dybala), sull’inadeguatezza di Rugani e, soprattutto, sull’attuale forza del Milan

La Juve perde male perché in sei minuti passa dal doppio vantaggio (Rabiot e Ronaldo, l’uomo dei gol inutili) al pareggio del Milan (Ibrahimovic su rigore e Kessie) fino al sorpasso di Leao (67’) e al tracollo servito da Alex Sandro, rientrato troppo in fretta dall’infortunio e subito responsabile di un errore marchiano (passaggio orizzontale dentro la propria area).

Così, se al 61’ lo scudetto sembrava assegnato e il campionato chiuso con il più dieci della Juve, alla fine perfino l’Inter, vincendo a Verona domani (andrebbe a meno otto) o la squinternata Lazio (a meno sette) possono sperare che, come hanno perso a San Siro, i bianconeri possano giocare il ruolo delle vittime sia sabato con l’Atalanta che con il Sassuolo e, soprattutto, nello scontro diretto con i biancocelesti. Un en plein al contrario. E se l’Atalanta fa sei punti nelle prossime due (oggi con la Samp e sabato con la Juve), per lo scudetto si iscrive alla corsa con più freschezza e più convinzioni di tutte.

La serie A è viva e il Milan è, con quella di Gasperini, la squadra più profetica del torneo. Ha strapazzato la Lazio all’Olimpico, ha fatto altrettanto con la Juve in casa. Il 4-2 non è eccessivo (ci stavano un altro paio di gol), ma la vittoria dei rossoneri è limpida, anche se a rimetterli in piedi è stato il caso, cioè un rigore assolutamente occhiuto, da Var appunto, che ha pescato un tocco di Bonucci su pettata da mezzo metro di Rebic. L’arbitro Guida, in prima istanza, non solo non lo aveva visto, ma aveva sventolato sotto il naso dell’attaccante milanista il cartellino giallo per proteste (tutto revocato). 

Dall’inizio della ripresa fino a quel momento, in verità c’era una sola squadra in campo, ma dopo la trasformazione di Ibrahimovic, il Milan è risorto e la Juve è andata nel panico. I centrocampisti hanno perso palloni, la difesa è rinculata pericolosamente. Sul gol di Kessie - una sorta di agile sfondamento centrale - Cuadrado ha subìto il tunnel, Rugani si è fatto spostare da Ibrahimovic che ha scambiato con il compagno e Bonucci si è girato, dando la schiena alla conclusione.

Era il 66’ e la partita, che aveva preso un’altra direzione con il rigore, si è decisa un minuto dopo, quando un errore di Cuadrado ha spalancato la porta a Leao, entrato per Saelemaekers. 

Eppure il Milan, prima di risorgere dal punto di vista mentale e dimostrare più energia dal punto di vista atletico, era stato colpevolmente assente.
Colpevole nel gol di Rabiot, questa volta assai bravo, che si è fatto trequarti di campo e ha sfruttato lo spazio creatogli da Higuain e Ronaldo. Disastroso, sempre il MIlan, quando una palla alta che sembrava preda di uno tra Romagnoli e Kjaer è carambolata tra i due finendo sui piedi di Cristiano Ronaldo che l’ha messa dentro. 

Lì la Juve non si è sentita solo padrona della partita, ma dello scudetto e, di certo inconsapevolmente, ha pensato a gestire e non a giocare per andare sul 3-0. Senza quel rigore assai dubbio, forse non sarebbe cambiato niente, anche se le sostituzioni di Pioli hanno avuto un senso. Dentro, all’inizio della ripresa, Calhanoglu per l’inutile Paquetà e poi Leao e infine Bonaventura, mentre Sarri ha cominciato a metter mano alla squadra solo quando si è trovato sotto: Matuidi per Rabiot, Douglas per Higuain (che ha fatto un tiro in porta eppure è uscito infuriato come una pantera), Ramsey per Pjanic. Bentancur, ancora tra i migliori, si è spostato a centrale, Matuidi a mezzo sinistro, Ramsey a mezzo destro.

Prima del 4-2 di Rebic (l’assist è stato di Bonaventura sullo sciagurato passaggio di Alex Sandro), la Juve avrebbe potuto pareggiare con Rugani (colpo di testa, l’unica cosa decente), ma Donnarumma ha avuto una reazione eccezionale e ha respinto.

Adesso si fa dura. Il calendario - lo ripeto - è difficile e se i bianconeri e la Lazio lasciano punti, dietro possono tornare a spingere Inter e Atalanta. Anzi, ci fosse, equità lo scudetto andrebbe proprio a Bergamo. Lo meritano in tanti, non solo la squadra di Gasperini




IL TABELLINO

Milan-Juventus

Marcatori: 2' st Rabiot (Juv), 8' st Ronaldo (Juv), 17' st rig. Ibrahimovic (Mi), 21' st Kessie (MI), 23' st Leao (MI), 36' st Rebic (Mi)

Assist: 8' st Cuadrado (Juv), 21' st Ibrahimovic (Mi), 23' st Rebic (Mi), 36' st Bonaventura (Mi)


MILAN (4-2-3-1): Donnarumma G; Conti (dal 37' st Calabria), Kjaer, Romagnoli, Theo Hernandez; Kessie, Bennacer; Saelemaekers(dal 14' st Leao), Paquetà (dal 1' st Calhanoglu), Rebic (dal 37' st Krunic); Ibrahimovic (dal 22' st Bonaventura). All. Pioli.A disposizione: Begovic, Donnarumma A., Calabria, Gabbia, Laxalt, Biglia, Krunic, Calhanoglu, Bonaventura, Leao, Colombo, Maldini.

JUVENTUS (4-3-3): Szczesny; Cuadrado (dal 32' Alex Sandro), Bonucci, Rugani, Danilo; Bentancur (dal 48' st Muratore), Pjanic (dal 24' st Ramsey), Rabiot (dal 24' st Matuidi); Bernardeschi, Higuain (dal 24' st Douglas Costa), Cristiano Ronaldo. All. Sarri A disposizione: Buffon, Pinsoglio, Chiellini, Coccolo, Alex Sandro, Ramsey, Matuidi, Wesley, Muratore, Douglas Costa, Olivieri.

Ammoniti: 31' pt Paquetà (Mil),  36' pt Bennacer (Mil), 14' st Rebic (Mil), 28' st Conti (Mil)