46
Il Napoli ha distrutto la Dea. Approfittando della sosta nazionali, approfittando del mini turnover effettuato da Gasperini in vista della Champions, ma soprattutto testando e sfruttando al meglio le proprie novità tattiche. Gattuso è passato definitivamente al 4-2-3-1, un sistema di gioco che in passato utilizzava tendenzialmente a partita in corso, quando il 4-3-3 non bastava. Oggi invece, grazie a una campagna acquisti mirata e indirizzata a sostenere questa svolta, ma anche grazie alla trasformazione di un giocatore come Lozano, il tecnico del Napoli sta esplorando i vantaggi e gli sviluppi di questo sistema, che dunque non è più un ‘piano b’ inevitabilmente meno approfondito, bensì la base teorica da cui tutto si origina. In questo senso Napoli-Atalanta è la partita perfetta per riflettere sul cambiamento avvenuto, proprio perché la Dea non solo è ‘dentista’ come sostiene Guardiola ma è anche il miglior ‘collaudatore’ in circolazione. Partiamo dunque: come attacca il nuovo Napoli di Gattuso? E perché Lozano tutto ad un tratto è tornato ad essere così decisivo?       
 
PIÙ CORAGGIO – Appena subentrato ad Ancelotti, Gattuso l’anno scorso aveva riportato la squadra sul binario sarrista del 4-3-3, insistendo molto sulla costruzione dal basso e su un ritorno al gioco corto e ‘palleggiato’. La progressione doveva essere graduale, linea dopo linea, senza per questo trascurare o chiudere gli occhi davanti a soluzioni più dirette, se vantaggiose. Ma questa alternanza teorica che veniva professata, il 4-3-3 con quegli interpreti di fatto non riusciva a perseguirla completamente. Occorreva sbilanciarsi ulteriormente: cambiare centravanti, preferire una seconda punta a una mezzala, e affidarsi a due esterni puri senza troppi contrappesi. Non è dunque un ritorno al modulo di Carletto. Insigne e Lozano esterni sono ed esterni rimangono. Nessun centrocampista viene adattato in fascia come nel 4-4-2 di Ancelotti. In campo ora ci sono quattro giocatori ultraoffensivi.  
 
IL SECONDO GOL CONTRO LA DEA – Ed ecco allora che soluzioni più dirette e verticali diventano oggi effettivamente più praticabili, vere e proprie alternative da scegliere di situazione in situazione, anche in base alle caratteristiche dell’avversario. Prendiamo ad esempio il secondo gol contro la Dea.



L’Atalanta, ormai si sa, accetta l’uno contro uno dietro per poter esercitare una forte pressione sulla costruzione bassa degli avversari. Servono idee per uscirne vivi. Gattuso non ha inventato nulla, ma si è infilato alla grande in quel solco ideologico che collega un’Inter-Atalanta del 2018 a City-Atalanta dello scorso anno, fino alla più recente Atalanta-Sassuolo post lockdown. Dunque idealmente una linea costituita da Spalletti-Guardiola-De Zerbi. L’Atalanta per farla breve si mette in difficoltà così, manipolando le marcature a uomo dei difensori con i movimenti combinati dei propri attaccanti serviti direttamente dai lanci mirati del portiere.



E qui apprezziamo anche tutto il vantaggio di poter utilizzare un’ex prima punta da trequartista, dietro a un centravanti vero e proprio. Palomino e Romero si scontrano, Osimhen viene travolto, ma la palla passa.



Mertens la raccoglie, si gira e la trasmette a Lozano, che in questo modo può sfruttare una situazione a lui congeniale: l’uno contro uno a campo aperto.     



Immaginate ora il fotogramma seguente senza la sovrapposizione di Mertens, mentre Lozano si accentra per calciare. Cambierebbe tutto: forse verrebbe addirittura chiuso, il messicano. Perché un conto è, da esterno, puntare l’uomo nel 4-3-3, un conto è puntarlo nel 4-2-3-1 con un trequarti opzionabile come il belga.



IL PRIMO GOL CONTRO LA DEA– Una volta capita l’idea si possono avere tante varianti. Prendiamo quindi la costruzione dell’uno a zero. Se il portiere anziché calciare lungo sulla prima punta pesca il trequarti che va incontro nella propria metà campo con un tocco morbido, allora questi tenterà di allungarla di prima intenzione al vertice, così da tagliare fuori nuovamente il proprio marcatore. Notate nel frattempo Fabian e Bakayoko pronti a minacciare il gioco corto, e come attirano a sé Gomez e Pasalic creando spazio dietro di loro.  



Dunque la sequenza in questo caso sarà Ospina-Mertens-Osimhen, ancora una volta tutto molto verticale.

Se il nigeriano riesce a fare il pivot quel tanto da scaricare a un sostegno, per la Dea saranno di nuovo dolori, perché Mertens ha già preso il suo posto nel buco creatosi alle spalle dei centrali di Gasperini. Guardate il tre contro due che si profila.



Romero tuttavia recupera centralmente, ma sul passaggio di Di Lorenzo per Politano e soprattutto sulla successiva e immediata sovrapposizione del terzino azzurro, la difesa dell’Atalanta mostrerà tutte le debolezze di questa situazione. Il ritardo di Depaoli e Toloi su Lozano in questa fase dell’azione è già un problema…



IL TERZO GOL – Infine l’importanza di non snaturarsi. Le care e buone vecchie abitudini di costruire dal basso palla a terra il Napoli di Gattuso non le ha certo dimenticate. Ora decide quando utilizzarle. Si minaccia di giocare corto per giocare lungo, però poi vale anche il contrario. Dopo due o tre lanci la squadra può tornare a progredire gradualmente, linea dopo linea. Vi siete accorti da dove è partito il gol di Politano? Da qui.



Ospina gioca corto per Bakayoko, il quale elude il pressing di Gomez e più in generale la morsa dei tre attaccanti orientandosi col controllo verso la sua sinistra.



In mezzo al campo Mertens va incontro nel solito spazio vuoto, e stavolta per ricevere dopo un ricciolo, per girarsi e giocare. Palomino si accorge che la palla è scoperta e demorde.



Ancora un tre contro tre davanti, mentre il trequartista belga lega i reparti. Adesso però Lozano taglia sotto alla punta, per ricevere al di qua dei difensori e portare il pallone dall’altra parte a Politano. La squadra nel frattempo salirà, palleggerà un pochino sulla destra, infine Politano troverà il guizzo giusto per accentrarsi e concludere a rete da fuori area.